petraroia-e-mattarelladi PASQUALE DI BELLO

In attesa che il presidente Frattura nomini il nuovo assessore al Lavoro (il posto è vacante da gennaio) l’ex titolare, Michele Petraroia, si è dimesso anche dal PD. Divergenze con la linea politica nazionale, ha motivato. In realtà quello di Petraroia è un riposizionamento finalizzato ad una facile rielezione. A sbarrargli però la strada nel PD non è la politica di Renzi ma lo statuto del PD che prevede un massimo di due mandati per i consiglieri regionali. Limite ampiamente superato da Petraroia.

Archiviata la Festa del Lavoro, i riflettori del teatro molisano puntano dritti sulla farsa del lavoro. Nello specifico, quella dell’assessore al lavoro: quello che manca e quello che se n’è andato. Partiamo da quest’ultimo. Come noto alle cronache, il consigliere regionale Michele Patraroia con una doppietta si è dimesso prima da assessore regionale al Lavoro, a gennaio 2016, e successivamente, a fine aprile, dal Partito democratico. Commentando questa sua scelta, Petraroia ha detto: “Tra Renzi e la Costituzione preferisco la Costituzione”. Alla base del gesto clamoroso, Petraroia accampa i dissensi maturati nel tempo tra lui e il PD a partire dalle politiche per il lavoro per finire con la riforma costituzionale. Divergenze che lo hanno portato a lasciare il gruppo regionale del PD per confluire in quello misto.

Fin qui le motivazioni dell’ex assessore che, sia detto per inciso, nella veste di responsabile al lavoro ha prodotto risultati miserrimi e cumuli di segatura, non avendo fatto altro, per due anni e mezzo, che aprire tavoli di crisi su tavoli che la crisi l’hanno aggravata senza risolvere una sola questione sul tappeto.  In realtà, avendo capito che Frattura è ormai politicamente spacciato, Petraroia cerca di affrancarsi per tempo nel tentativo illusorio che la pubblica opinione lo assolva, o dimentichi, i disastri di cui è corresponsabile. Ma dietro alla dipartita dal PD vi è anche un cavillo non da poco:  l’art. 26 comma 4 dello Statuto che ponendo il limite di due mandati per i consiglieri regionali, gli sbarra la strada per un terzo giro. Allora meglio riposizionarsi alla ricerca di un partitino, magari dell’ultim’ora, in cui essere eletti con un migliaio di voti. Non sarebbe né il primo né l’ultimo a farlo ma, allora, andrebbe riformulato il commento dell’ex segretario regionale delle CGIL: Tra Renzi e la Costituzione – dovrebbe meglio dire – preferisco la poltrona. Ma il tema Petraroia è quello numero due. Quello numero uno resta la mancanza, da mesi, di un assessore al Lavoro, un vuoto dietro al quale si nascondono i minuetti, le trappole e le giostre di un partito, quello democratico,  che al lavoro pensa un solo giorno al mese: quello della paga.

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