Home Attualità Montenero Val Cocchiara. Ricercatori Unimol scoprono minerali vulcanici e piante scomparse di 20mila anni fa
Attualità - Evidenza - QD - Regione - 28 Novembre 2014

Montenero Val Cocchiara. Ricercatori Unimol scoprono minerali vulcanici e piante scomparse di 20mila anni fa

L’origine del pantano della Zittola è sotto la lente d’ingrandimento dei ricercatori dell’UniMol. Infatti, dopo gli esami preliminari effettuati nel 2013, sono ritornati nella zona per studiare in maniera più approfondita l’interno dell’area più antica, attraverso anche tecniche di carotaggio, cioè quella tecnica di campionamento adottata durante le ricerche di risorse minerarie nel sottosuolo. I campioni prelevati sono stati inviati in Cina, al laboratorio di Paleomagnetism and Geochronology di Pechino ed alla Chinese Academy of Science (CAS) nonché in Corea al Department of Herth and Environment Sciences, Gyeongsang National University. Valcocchiara, come si può evincere dalla denominazione, è una valle a forma di “cucchiaio” classificata e censita come Sito di interesse Comunitario afferente alla Rete europea Natura 2000. Il “Pantano della Zittola” costituisce una delle più antiche ed estese torbiere appenniniche d’Italia. Dal punto di vista geomorfologico il sito è localizzato in un’ampia conca intermontana con fondo sub-pianeggiante, allagato per la maggior parte dell’anno. Il paesaggio rurale ha una lunga storia ed è segnato dalla presenza delle antiche vie della transumanza: i tratturi Castel di Sangro-Lucera e Celano-Foggia, ma racchiude anche una ricchezza naturalistica di pregio caratterizzata da un’ampia varietà di tipologie di habitat: prateria, palude, bosco con aree carsiche e torrenti. La vasta estensione dell’area, connessa anche ai rilevanti aspetti naturalistici e paesaggistici, rende quest’ambiente paludoso di particolare pregio e rarità per la regione Molise. Dai primi dati della ricerca è possibile stabilire che circa 20.000 anni fa la valle era coperta da un grande lago e, grazie a uno sbarramento di detriti glaciali, il bacino si è mantenuto intatto fino al momento del ritiro dei ghiacciai (circa 10000 anni fa). La zona paludosa si è trasformata gradualmente in quella che oggi è una torbiera. I ricercatori dell’Università del Molise stanno utilizzando la torbiera come “archivio storico” per studiare i resti della vegetazione e dei sedimenti che si sono accumulati durante la sua formazione. «I sondaggi che abbiamo realizzato – sottolinea il prof. Claudio Colombo, ordinario di pedologia dell’UniMol – permetteranno di capire prima di tutto se la genesi del lago è riconducibile all’ultima glaciazione e quanto hanno influito gli ultimi eventi vulcanici». L’ultima campionatura del sottosuolo infatti si è spinta fino alla profondità di 4 metri, con l’obiettivo di raggiungere lo strato profondo di natura argillosa, strato questo dove dovrebbero esserci tracce di depositi glaciali e di antichi suoli della valle». Sul campo anche la dott.ssa Erika Di Iorio, che sta completando la sua tesi di dottorato sullo studio della torbiera: «Già dai primi dati della composizione chimica della torba prelevata dai livelli più profondi, rende il materiale campionato riconducibile a circa 10.000 anni fa: E non solo. Ci racconta di cambiamenti del suolo e della vegetazione a seguito di variazioni climatiche avvenute alla fine dell’ultima glaciazione». Nei laboratori del Dipartimento di Agricoltura Ambiente ed Alimenti, la prof.ssa Elisabetta Brugiapaglia, esperta palinologa dell’Università del Molise, sta studiando i pollini di piante scomparse nella valle dopo il ritiro del ghiacciaio. A distanza di migliaia di anni, la torbiera oggi è in grado di raccontare la storia della biodiversità e del clima della valle molisana negli ultimi 20.000 anni. In definitiva quella svolta nel pantano della Zittola – a Montenero Valcocchiara – è una attività di ricerca comune ed intensa, studenti, laureati e docenti insieme e realizzata su più fronti: sul campo, in laboratorio ed in collaborazione con due prestigiosi istituti scientifici, cinese e coreano, che non solo testimonia la qualità della produzione scientifica dell’Ateneo, la dimensione e l’apertura internazionale della sua formazione a tutti i livelli, ma rappresenta anche una efficace risposta alla sfida della competitività oltre i confini nazionali.

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