Pubblicato: sabato 06 aprile, 2019 - Tempo di lettura: 3 min.

Santa Croce di Magliano, quinta edizione per “Quarantane in piazza”

V Edizione, domenica 7 Aprile ore 17.30 “Pupe in volo” tra le tre chiese per celebrare una singolare tradizione quaresimale che si perde nella notte dei tempi

E’ sicuramente la tradizione che dura più di tutte le altre quella legata al culto della Quarantana. Tra cielo e terra l’esposizione di tantissime pupe volanti dura quaranta giorni. Tante pupe in volo dunque si possono incontrare in più punti dell’abitato di Santa Croce di Magliano. Il culto resiste. E’ cresciuto nel tempo. Nel pomeriggio di domenica, balli, canti e scorci di teatro dialettale, grazie al mondo della scuola, alla Scuola “La pizzicata” di Maria Martino, all’Associazione Musicando, al Comune e alla Pro Loco “Quattro Torri”, rievocheranno la voce di questa bambola bislacca che domina dall’alto con le sue penne tanti spazi dell’abitato. Nel Quarto dei Greci la pupatta quaresimale trova le sue radici più genuine. Si rinnova così il culto singolare della Quarantana col suo muto parlare strano. Di pupatte volanti se ne contano circa cento. Tantissime conservate perfino all’interno delle abitazioni in segno di protezione. Ognuna è orgogliosa della sua identità. Ogni bambola di stoffa ci invita a guardare col naso all’insù, per annunciare come oggi sia necessario praticare una vita semplice, equilibrata, all’insegna del bene comune. Nell’esposizione di tante pupe in volo – dunque – sale in alto un messaggio sempre attuale che vuole migliorare la tanta martoriata vita dell’uomo. Nel culto di questa silente tradizione sembra avvertire il canto di un’arcana filosofìa, che richiama agli oscilla, riti provenienti dal mondo pagano. La Quarantana, oggi, è appesa ad un filo. Si tratta di una scena teatrale spontanea, che domina lo spazio, sospesa ad un balcone, in un vicoletto stretto, oppure da un capo all’altro di una strada, per narrare le storie di un passato lontano. Con tante pupatte volanti è sacrale il cielo che si apre sulla Chiesa Greca. E incuriosisce ogni passante dove – appunto – il paese trova il suo toponimo più antico. Un tempo, una misera anima di stoffa, vestita da popolana, annunciava l’astinenza quaresimale. La Quarantana è sinonimo di Quaresima. Vediamo da vicino la veste di questa pupatta alquanto strana ed originale. Nella sua morfologia poggia i piedi sulla patata, sulla quale vengono conficcate sette penne di pavone, oppure di tacchino, di oca o di gallina per scandire il ritmo del tempo, ossia i quaranta giorni mancanti all’arrivo della Pasqua. Ne perde una ad ogni settimana che passa. Il suo cammino procede così, fino ad annunciare la Resurrezione di Cristo con l’arrivo della Pasqua. Nel passato era raffigurata da una pupatta di stoffa, travestita da vecchina. Immaginata come moglie di Carnevale, in un alterco lamentoso senza fine, aveva il compito di sospendere il periodo di una pazza frenesìa. Oggi assume anche un look giovanile. E’ vecchia, ma spesso ha il volto di una ragazza oppure di una bambina. Non ha dimenticato la sua simbolica vestizione radicata nella mitologìa dell’antica Roma, quando si mette nei panni di una delle tre Matres Parcae, Cloto, che, col suo fuso, tesse il destino a cui nessuno può sfuggire. In questo caso s’impone come figlia autentica e al tempo stesso Madre della Necessità. In verità questa enigmatica figura femminile vive una sorta di adattamento coloratissimo, dal sapore giovanile, che cerca di sminuire gli umori della scura vecchina quando indossa i panni di una graziosa bambolina. Per lei – dunque – ben vengano questi tempi innovativi perché rendono più vivace il suo cammino. Tra cielo e terra, pertanto, lo spirito sacro e profano che anima le tante insolite Quarantane oscillanti – fa sentire i segreti di una melodìa alquanto educativa. Sussurrandoci, senza clamore, più attenzione a quel vicolo, a quel quartiere, a quello spazio nascosto del paese, dove palpita la vita di una famiglia solitaria, dove tremano gli anziani, dove giocano i più piccoli. E dove sussulta, composto, il cuore di chi vuole eternare il messaggio in volo di questa magnifica tradizione.

Luigi Pizzuto

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