Pubblicato: lunedì 23 luglio, 2018 - Tempo di lettura: 3 min.

Toma ai tempi di Frattura. Il dado è stato tratto?

di ADELE FRARACCI

Toma è il nuovo governatore del Molise, un tecnico prestato alla politica. Un tecnico evidentemente bravo, considerato che i politici se ne sono avvalsi a sinistra come a destra. Toma è subentrato a un altro tecnico, Paolo Di Laura Frattura, evidentemente anche lui bravo se i politici se ne sono avvalsi fino all’altro ieri, a destra come a sinistra. Il Molise sembra essere stato il modello del “post ideologico” prima ancora che esso diventasse il modello attuato a Roma. Quasi prima ancora del “post ideologico” urlato ignorantemente e qualunquemente dai followers grillo-leghisti. Un “post ideologico”, quello molisano, omologo alla sua terra: esiste e non esiste, si dice e non si dice, ipocrita e perbenista di facciata, strisciante e silente. Come il governo Frattura è stato un’accozzaglia di politici di destra e sinistra, inevitabilmente così è anche quello attuale di Toma. Quanti, infatti, hanno avuto responsabilità di governo sino a ieri a “sinistra”, oggi a destra con Toma ne hanno di nuove, premiati come sono stati dai loro elettori, anch’essi evidentemente “post ideologici”. Il “post ideologico” vincente in Molise è un’operazione che fa pressoché coppia con un unico motto, uno di quelli mai urlati ma concretamente percorsi: destra o sinistra, “questa o quello per me pari sono” (Rigoletto). E questo è un triste dato, assieme all’altro dato: la spasmodica ricerca in società di profili squisitamente tecnici (un Frattura o un Toma) per schermare e far continuare la “solita politica”, che risiede soltanto nell’occupazione di poltrone e dintorni. Val la pena sottolineare che a destra come a sinistra c’è qualche rarissimo esemplare di politico che ha la sua chiara e inconfutabile identità, ma si tratta appunto di casi ormai rari. Ora però, assodato che la maggioranza dei politici si nasconde dietro profili tecnici che vengono “costruiti politicamente ad arte” e si mettono a governare, si staglia un problema, guarda caso, tecnico. Il governatore Toma politicamente può contare su pochi consiglieri regionali orientati e su molti saltatori ‘disorientati’, quelli che fluttuano cioè da destra a sinistra e ritorno, perciò tecnicamente avrebbe dovuto avvalersi di professionalità competenti e affidabili all’interno dell’amministrazione regionale in ordine a scelte e percorsi tecnico-politici, tali da poter offrire garanzie di futuro ai cittadini molisani e dare prova di discontinuità rispetto al recente passato. Un esempio? Discontinuità rispetto all’indirizzo tecnico sulla sanità, che è stata senza dubbio il tema dei temi in Molise, apice di una piramide di problemi ereditati, affrontati male dal governo Frattura e fatti percepire anche peggio. Problemi che di fatto ne hanno generati anche di nuovi e davvero insopportabili . Apice, quello della sanità, che ha fatto rotolare la testa di uno di noi, un cittadino larinese, che simboleggia il ‘percorso di calvario’ a cui i cittadini tutti sono stati incanalati, su strade malmesse e entro un’organizzazione sanitaria a dir poco approssimativa. Entro questo quadro, non sarebbe stato quindi opportuno utilizzare lo spoils system? Si, sarebbe stato adeguato cambiare gli alti dirigenti dell’amministrazione regionale. Invece sono rimasti i medesimi, bracci destri e ambidestri del vecchio presidente. Delle due cose l’una: o sono stati tanto bravi e hanno fatto tanto bene alla comunità molisana da dover sentitamente ringraziarli e continuare a strapagarli per i servigi resi, al che però si dovrebbe del pari ringraziare anche il Presidente Frattura, il quale proprio grazie all’ausilio delle competenze di costoro ha governato per cinque anni; o se non sono stati bravi, tanto che il governo Frattura è imploso, è stato scartato proprio rispetto a certi percorsi tecnico-politici e il quadro è quello del ‘percorso di calvario’ sopra descritto, i suoi dirigenti dovevano essere del pari scaricati e Toma avrebbe dovuto affidarsi a altri profili verosimilmente più competenti, dando così anche prova del possesso di certo grado di autonomia. Una terza via non c’è. Sembra che il dato sia tratto: tecnici e politici sono un tutt’uno e per tutti loro, indistintamente, vale solo il solito tacito motto: destra o sinistra, “questa o quello per me pari sono”. Se così non è, Toma cambi i tempi di Frattura.

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