Pubblicato: giovedì 08 marzo, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

48, Frattura che parla. Il presidente della Regione pronto al trapasso indietro

di PASQUALE DI BELLO

La giornata dell’8 marzo, generalmente dedicata sul piano internazionale alla lotta delle donne per la propria emancipazione, da questa edizione verrà ricordata in Molise anche per un’altra ragione. Il passo indietro di Paolo di Laura Frattura. O almeno quello che sembra tale. Il presidente della Regione Molise, tornato alla realtà dopo la scoppola buscata dal PD in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento, pare abbia deciso (il condizionale è d’obbligo) di fare un passo indietro. Per una volta, senza parlare in Gregoriano e riposto l’incenso col quale ha sempre amato affumicarsi, ha detto una cosa condivisibile: “Il mio impegno è finalizzato a favorire l’unità della coalizione – ha detto – con un PD forte e determinato che possa essere protagonista, andando anche oltre la mia candidatura”. A complicare la questione, come ben si può comprendere, è la particella aggiuntiva “anche” dietro alla quale, probabilmente, si nasconde il trucco. D’altronde, se Frattura ha detto una cosa condivisibile, ovvero che egli contempla “anche” l’ipotesi di farsi da parte, ciò non significa che abbia detto una cosa chiara. In questo senso, quello della chiarezza, è stato certamente più limpido Michele Iorio che ha espresso il proprio apprezzamento per la candidatura del giudice Enzo Di Giacomo come punto di sintentisi dell’intero centrodestra. Quello di Iorio, quindi, non è un passo indietro ma bensì uno di lato. La sua è la classica “mossa del cavallo”, quella che consente a Iorio di costituirsi come federatore del centrodestra, di restare nei ranghi regionali da protagonista, e favorire l’ascesa di un nome nuovo nell’agone politico. E poi, tra i due, Iorio e Frattura, c’è una differenza sostanziale. Iorio tutti lo vogliono nella squadra, Frattura tutti lo scansano.

Ad ogni modo, con o senza la particella aggiuntiva “anche”, egli politicamente resta e rimarrà sino al 22 aprile, giorno delle elezioni regionali, un morto che parla. Il suo, in ogni caso, non sarebbe un passo ma un trapasso indietro. La sua carriera politica è ormai giunta al capolinea, la sua parabola esaurita, il suo rapporto con i molisani chiuso. Ci rendiamo conto che per Frattura il malcontento di un popolo inferocito da cinque anni di deserto sia un “accidente”, come la peste a Milano per don Ferrante, ma quello del Molise non è un romanzo, come i Promessi Sposi, ma un film dell’orrore. Chi non lo crede, provi ad avvicinarsi alla grata di un qualsiasi marciapiedi. Oltre a udire lo scroscio dell’acqua, potrà scorgere due occhi a pupilla di gatto e qualche palloncino rosso che vaga da solo nell’aria. Se la trama di questi cinque anni di orrore non è di Stephen King, poco ci manca.

 

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