Pubblicato: venerdì 09 febbraio, 2018 - Tempo di lettura: 3 min.

A volte ritornano … ogni cinque anni, solo quando si vota

di FRANCESCO BOTTONE (l’Eco dell’Alto Molise)

AGNONE – Qualcuno l’ha scambiata per la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, celebre per gli strafalcioni grammaticali. Complice la pettinatura molto simile. Invece questa mattina ad Agnone è arrivata solo una parlamentare. Pare sia una parlamentare molisana, eletta quindi in Molise con i voti dei molisani. Ovviamente non la conosce nessuno ad Agnone, perché in periodo non elettorale si è guardata bene dal partecipare alla vita politica e sociale della capitale del Sannio. I più informati, praticamente solo i giannizzeri del Pd locale o di quel che ne resta, hanno riferito alla stampa che la parlamentare risponde al nome di Laura Venittelli e viene addirittura da Termoli, un viaggio siderale dalla calda costa molisana passando per la comoda poltrona romana ovviamente. L’onorevole sconosciuta è venuta a visitare Agnone perché a breve si vota e per un pugno di voti vale la pena arrivare anche in Alto Molise, ogni morte di Papa ovviamente (anche se adesso il Papa si cambia anche senza aspettare la morte del Pontefice regnante, ndr). L’onorevole Venittelli, di cui non risultano alle cronache atti o impegni particolari per il territorio dell’Alto Molise se non la firma su qualche interrogazione, ha incontrato alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale altomolisano, per approdare poi, tappa obbligata sotto elezioni, al “Caracciolo” di Agnone. La struttura, secondo il racconto dei più anziani, era un florido ed efficiente ospedale di montagna, che serviva oltre alla popolazione dell’Alto Molise anche quella dell’Alto Vastese e della confinante zona del Sangro. Tre province e due regioni convergevano sul “Caracciolo” per avere assistenza sanitaria, addirittura anche per nascere, questo sempre nei ricordi degli anziani che si perdono ormai nella preistoria ospedaliera. Oggi quella struttura è un ospedale solo perché così c’è scritto sulla tabella all’ingresso, ma di servizi sanitari praticamente è rimasto ben poco. Una cosa è rimasta immutata nel tempo: al “Caracciolo” si può ancora morire, ma quello lo si può fare comodamente a casa senza scomodare medici ed infermieri. La parlamentare sconosciuta è venuta a raccontare che grazie al Pd che ha governato Regione Molise, Comune di Agnone e Governo nazionale, la buonanima dell’ospedale “Caracciolo” è stato riconosciuto come ospedale di area disagiata. Un riconoscimento che invece è oggettivo, non certo politico, perché necessita di alcuni requisiti di criticità e marginalità nei quali l’Alto Molise, come l’Alto Vastese, purtroppo eccelle da anni. Non un regalo della politica, dunque, ma un atto dovuto. I meriti non sono del Pd, soprattutto non sono dell’onorevole termolese mai vista prima ad Agnone, a meno di considerare meriti l’aver lasciato l’Alto Molise senza servizi essenziali, senza strade, trasformandolo in una sorta di deserto montano. E allora cosa è venuta a raccontare l’onorevole sconosciuta? Esiste qualche suo atto, nella cronaca parlamentare, in difesa di Agnone, dei suoi imprenditori, del suo ospedale, delle sue strade? Ha la pallida idea, la parlamentare non pervenuta per cinque anni, di cosa significhi avere un’emergenza urgenza in pieno inverno sotto una bufera di neve? Riesce solo ad immaginare l’onorevole marinara cosa passa per la testa ad un dializzato che per sottoporsi al suo trattamento salvavita deve sperare che i Vigili del fuoco, veri eroi in servizio permanente effettivo, lo trasportino in tempo al “Caracciolo” magari con il gatto delle nevi perché la strada è bloccata da due metri di coltre bianca? Onorevole Venittelli, facciamo così, torni ad Agnone tra cinque anni e ne riparliamo… sempre che trovi ancora qualcuno.

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1 Commento
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  1. Antonietta Siviero ha detto:

    Complimenti! L’articolo, oltre che saggio è deliziosamente spassoso.Verità assoluta, non contestabile; per 5 anni nessuna l’ha sentita. Abbiamo sentito parlare di tonno rosso, ma nel nostro tratto di mare il tonno non si pesca.La costa dei delfini? Non sappiamo che fine ha fatto. Di tanto in tanto, dei delfini amano giocare al largo del porto termolese, ma il depuratore che scarica in mare liquami tal quali come escono dai nostri bagni non favorisce certo la loro permanenza . nel nostro mare. E la rossa termolese che fa? E per la sanità? Niente, ma proprio niente. Oggi si appella ad un voto intelligente; cerchiamo di spremerci le meningi, riflettiamo! La cara onorevole, a furia di mangiare alla buvette, s’è scordata pure “DU BRUDETTE. Antonietta Siviero

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