Pubblicato: giovedì 16 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Il Ponte di Annibale a Guardialfiera tra storia e leggenda

di VINCENZO DI SABATO

In una stringente, accattivante e provocante attualità, il “Ponte di Annibale” affiora ancora sulle rimasuglie acque del Lago a Guardialfiera. Ed è un vagheggiare di curiosi, studiosi, osservatori; un bersagliare di flash. Persino un azzardare di avventurieri gioiosi i quali, in un pomeriggio di festa, sognano di filmare l’impensabile della storia dal manufatto rossastro che tuttora alita trasalimenti. Essi, si spingono al largo su una barchetta  a remi. Si rovescia, e i naviganti se la scampano aggrappandosi proprio alla pozzolana ultramillenaria del rudere e, finalmente, tratti a riva, dal soccorso acquatico dei VV.FF. Storiella leggera che il Ponte saprà narrare agli audaci del futuro, frammezzandola di macrostoria, ovattata di mistero.

            Ma tempo scaduto, ormai, per la fugace ed impensabile apparizione di “Annibale” sul Lago. Già copiose precipitazioni hanno gonfiato il fiume e le previsioni meteo, a medio ed a lungo termine, non son troppo carine. Sicché il Lago, recuperando il tanto sospirato vigore, tornerà presto ad inghiottire il Ponte, insieme alle nostre eccitazioni.

            Bello tuttavia è ripassarci a memoria il tremito della sua storia o della sua leggenda. E’ bello e naturale anche il comprensibile orgoglio dei guardiesi derivante dall’immaginario uso del Ponte fruito da Annibale Barca,condottiero e politico cartaginese, allorché con le sue guarnigioni si muoveva su questo circondario.

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            Nel testo <“Tra memoria e speranza>, mons. Giulio Di Rocco scrive: “sicuramente l’area di Guardialfiera non rimase estranea alla seconda Guerra Punica, allorché i cartaginesi stanziarono a Gerione ed i romani dislocarono sentinelle su alture circostanti”.  Gennaro Piedimonte nel 1904 in <Spigolature molisane> scrive di “una grande torre, sita sul Monte S. Martino, ad occidente dell’abitato di Guardialfiera, luogo detto oggi Serra Guardiola (669 m. s/lm).

            Nel 4° volume della sua opera monumentale (1914), il Masciotta ipotizza il Ponte, denominato anche di S. Antonio, “di epoca sicuramente romana, come il suo magistero murario autorizza ad immaginare”. Nel 1° volume G. B. Masciotta si esprime inoltre così: “nell’agro di Guardialfiera tra i confini di Casacalenda e Larino, campeggia un bel ponte e tre archi: altissimo. Ed a gran corda il medio. Bassi invece e stretti quelli laterali.  Vuolsi costruito da Alfonso 1° d’Aragona, verso la metà del secolo XV. Manchevole però d’ogni stile aragonese, esso è per noi, dunque, di molto anteriore. Per qualche secolo il ponte rimase fuori dell’alveo fluviale; ora vi è tornato, perché il padre Biferno scherza sovente in queste località”.  

            Il latino Tito Livio ma pure Polibio, il greco, descrivono i movimenti di Annibale e lo stazionamento di nove mesi a Gerione tra l’estate 217 e la primavera 216 a.C., prima cioè di spostarsi verso Canne laddove avrebbe rifilato ai romani, il 2 agosto 216, una delle loro più pesanti sconfitte.       

            Anche Appiano d’Alessanria, storico e filosofo, confermando il racconto di Polibio e Tito Livio, scopre sulla collina “Kalena”, l’accampamento strategico dei romani. 

            Ruggiero Laurelli, intellettuale molisano, al Convegno su “Canne” tenuto a Barletta il 6 giugno 1986, identifica la collina di Kalena, con l’attuale “Monte Cece” dalle cui pendici si controlla, da un lato Gerione e, dall’altro – a piombo sul Biferno – si ammira “il Ponte”.   

            A questo punto i nostri arguti nonni non si sarebbero sfacchinati troppo ad intuire che – per valicare un fiume – sarebbe stato intelligente utilizzare il ponte. Ed è cosi che ha fatto – secondo loro –  Annibale dovendo passare all’altra sponde. E così che, incoscientemente, ha eternato quel Ponte nel suo nome. E’ così che, fra le tante ipotesi sul toponimo della città, una potrebbe essere proprio quella d’essersi saputa ben “guardare”, con i suoi “Alfieri”,  dal presidio di Annibale.

            L’insieme di tutto questa storia reale o leggendaria, è stato considerato incantevole dall’Amministrazione Comunale nel 1998 e affidata alla maestria di Natale De Grandis, il quale l’ha tradotto in uno spettacolare mosaico,“vera pittura dell’eternità”, ridirebbe oggi il Ghirlandaio. La composizione decorativa e figurativa,  estesa 25 metri ed alta 3, è sviluppata sulla fiancata della villetta comunale, pure questa aggraziata negli anni ’70 da una miniatura del Ponte, sommerso definitivamente il 31 gennaio 1978 da 40 milioni di mc. d’acqua. 

            “Il pensiero dei punici sul Biferno e le correlazioni del Ponte con Annibale hanno qualche plausibile spiraglio storico, o è leggenda?” L’ho chiesto sibilando ad Elisa Salvatore Laurelli studiosa di topografia antica ed a Franco Salvatori, presidente della Società Geografica Italiana. Erano a Larino il 28 giugno 1997 per un Convegno sulla valorizzazione storica del territorio, organizzato dal Centro Studi di Guardialfiera e dal Lions Club di Larino. Ha acciuffato invece il microfono Attlio Stazio, Presidente dell’Istituto di Storia Patria, seduto al mio fianco sul podio, esclamandomi: “nel passato, nell’oggi e per sempre, c’è il bisogno perenne e vivo dell’uomo di appagare e purificare se stesso anche con la valorizzazione creativa del dubbio. E seppur fosse leggenda, l’esistenza a Guardialfiera del Ponte romano è realtà! La leggenda, d’altra parte – patrimonio culturale di tutti i popoli – è legata sempre a qualche aspetto reale interessante, affascinante. Che è già spiegazione e già risposta meravigliosa, all’interrogativo grandioso e sublime dello spirito.

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