Pubblicato: venerdì 10 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Svimez, ripresa debole. In Molise lo scenario resta drammatico

di GIOVANNI DI TOTA

Nel Molise dello zero virgola e della sindrome da ultimo posto nelle graduatorie nazionali non può non fare notizia il segno più davanti a un indicatore importante, come quello dell’andamento dell’economia, segnalato dallo Svimez.

Un più uno virgola sei per cento di crescita, relativo al 2016, che mette la nostra regione di poco al di sopra della media delle regioni del Mezzogiono. Un dato che ha restituito fiato ad un governatore sempre più in affanno e una flebile fiammella di speranza a una terra che negli ultimi anni ha vissuto forse le pagine più nere della sua breve storia.

Anche sul fronte del lavoro, lo Svimez ha certificato la decrescita del tasso di disoccupazione, passato dal 14,3 per cento del 2015 al 12,8 dell’anno scorso.

Si è trattato, dunque, in relazione al 2016, di un anno favorevole al Molise. I numeri non mentono. Ma trattandosi di numeri, è opportuno allargare l’obiettivo e inquadrare uno spettro più ampio per un’analisi che metta i numeri in correlazione con la sensazione reale della gente, dei cittadini, dei lavoratori, dei disoccupati, insomma dei molisani. Che questa ripresa non la colgono.

Cosa è accaduto?

Negli ultimi quindici anni, dal 2001 al 2016, fatto cento il prodotto interno lordo della media italiana, il Molise è la regione dove il calo è stato il più vistoso del Mezzogiorno, passando da 76 per cento del 2001 al 71 dell’anno scorso, con una perdita secca di cinque punti di Pil. Nelle altre regioni meridionali, il calo si è verificato in Sicilia (meno due per cento), in Campania (meno 1,8) in Puglia (meno 0.7) e in Sardegna (meno 0,2). In Basilicata e in Calabria il Pil è addirittura salito dell’1,6 e dell’1,3 per cento.

La deduzione è che il calo del Pil in Molise, di quello che cioè simboleggia lo sviluppo e il senso di benessere, è stato il più vistoso degli ultimi anni. E mentre la nostra regione era in passato la prima tra quelle del sud, adesso è stata scavalcata da Basilicata e Sardegna.

Quello che è accaduto lo certifica del resto lo stesso Svimez: “La riduzione cumulata del Pil – hanno fatto notare i tecnici nel rapporto – risulta nel periodo 2008-2016 molto elevata in Molise, con un meno 19 per cento. Perdite rilevanti, ma sempre minori del Molise in Sicilia (meno 13,3 per cento) e nelle altre regioni meridionali, mentre l’Abruzzo limita la perdita del prodotto interno lordo a cinque punti in linea con la media del centro nord, mentre ancora meglio fa la Basilicata, con un meno 3,8 per cento.

Probabilmente il dato più allarmante – ha commentato il vice ministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova alla presentazione del rapporto Svimez a Roma – riguarda l’emigrazione dalle regioni meridionali. Su un saldo migratorio netto al negativo di settecentomila tra il 2002 ed il 2015, ben cinquecentomila di questi sono giovani fino ai 34 anni e ben 200mila sono laureati”. Per non fare un’indigestione di numeri sorvoliamo su quelli che riguardano un fenomeno in ripresa e per il Molise disastroso, già sottolineato dal rapporto della Caritas di Trivento.

Siamo sul podio – ha detto Frattura – che gioisce per il risultato di un anno, mentre allargando lo sguardo i numeri confermano che lo scenario resta tragico.

L’unico dato che manca è l’effettivo polso dei cittadini, dei lavoratori, di quelli che il posto l’hanno perso, dei malati, degli imprenditori. Insomma della società molisana.

Per avere quel dato e capire se Frattura e la sua maggioranza hanno perso il contatto con la realtà di ogni giorno bisognerà aspettare le elezioni. E’ il voto il numero che dirà chi è che mente.

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