Pubblicato: martedì 08 agosto, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Elezioni, perchè Di Pietro può mandare a casa Frattura e perchè il centrodestra può vincere

Meno di sette mesi alle elezioni regionali, anche se i tempi – molto probabilmente – si potrebbero allungare di un paio di mesi – visto che si andrà verso l’election day, che unirà elezioni politiche e regionali. Frattura sta disperatamente lottando contro uno spauracchio che, giorno dopo giorno, si concretizza sempre di più. Si tratta dell’ipotesi, assolutamente veritiera, di una discesa in campo di Tonino Di Pietro, nel segno della ricomposizione di un centrosinistra lacerato e fatto a pezzi dal quinquennio Fratturiano. L’idea non è peregrina: Di Pietro ha nome, carisma e autorevolezza necessari a tacitare qualunque tentativo di resistenza. È un ex ministro ed ha un peso specifico notevole nel quadro politico regionale, visto che Frattura attualmente è sostenuto solo da mezzo Pd e da Rialzati Molise di Aldo Patriciello. Il progetto di impegnare direttamente Di Pietro ha due scopi, il primo è quello di isolare ancora di più Frattura, il secondo è quello di dare qualche possibilità al centrosinistra di ritrovare l’unità perduta. Gli unici dubbi riguardano l’alleanza con Patriciello, principale sostenitore di Frattura. L’ex Pm di Mani Pulite accetterà di sedersi allo stesso tavolo dell’eurodeputato di Forza Italia?

Una domanda ancora senza risposta, anche se in politica tutto è possibile e le elezioni parlamentari potrebbero funzionare da via di fuga per Frattura che, accompagnato da una bella e sempre gradita immunità, potrebbe anche optare per Camera o Senato. Certo è che, attualmente, Frattura, pur di non perdere l’unico alleato sicuro che gli è rimasto sta facendo di tutto, soprattutto nel campo sanitario, con delibere e decisioni che lasciano più di qualche interrogativo sospeso. Anche se, nella sanità di Frattura, non c’è solo posto per l’alleato politico Patriciello, ma c’è anche spazio per convenzioni con Romeo, quello dell’inchiesta sul Consip, Schiavone, quello della Asl di Salerno, da cui proviene Antonio Lucchetti, o ancora la cooperatica Css di Isernia, che dovrebbe fornire il servizio dei cosiddetti camminatori. Insomma di tutto, di più, con decisioni monocratiche e con un Piano Sanitario approvato con legge dello stato e imposto al consiglio regionale. Nel centrodestra, invece, regna ancora la massima incertezza. Le proiezioni nazionali dicono che se si ritrova l’unità, si vince. Un discorso che, in Molise, continua ad essere disturbato dagli equivoci, tanti, che continuano a bloccare un reale discorso unitario. E il nome che torna in ballo è sempre quello di Patriciello, ma nella seconda versione, quella di Forza Italia, con lo scopo inconfessabile- secondo alcuni osservatori politici –  di spaccare e dividere l’alleanza per difendere Frattura. Stessa situazione da double face in casa dei Sovranisti di Alemanno e Storace, e pure qui bisogna fare chiarezza. Ma la federazione appena nata al Senato, tra Berlusconi e Quagliariello, fa capire che bisogna guardare avanti, dimenticando quanto accaduto. E in Molise, come già successo a Roma, bisogna trovare gli stimoli e le motivazioni giuste per ritornare insieme, senza riserve mentali e piani alternativi. E per il centrodestra vale lo stesso discorso, in ballo non c’è solo la Regione, ma anche il parlamento, quindi bisogna ragionare senza paraocchi. Il ritorno alla vittoria è possibile, basta ritrovare l’unità che, come a Roma, può essere raggiunta anche senza confondersi, ma unendo più liste nel nome della sconfitta del centrosinistra.

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