Pubblicato: lunedì 19 giugno, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Elezioni regionali: è il tempo dell’abbandono o quello del coraggio?

di MINO DENTIZZI

Da alcune settimane è iniziato il tamtam dei contatti, a volte discreto a volte pressante, su cosa farò alle prossime elezioni. La mia risposta è netta e chiara: come stanno le cose non sono interessato a nessuna forma di partecipazione. Ma, forse , è opportuno. spiegare meglio il mio atteggiamento.

Da qualche mese e’ iniziato anche il balletto del posizionamento e dell’accaparramento di sigle da parte di esponenti politici, più o meno conosciuti. E contemporaneamente c’è sia la proposta di uno schieramento di “salute pubblica”, formula per mascherare il riscendere in pista di personaggi di ogni parte politica che già tanti danni hanno procurato alla nostra Regione, sia il tentativo di unire le varie anime della sinistra in un listone unico.

Con questa ultima ipotesi si continua ad avere una visione della politica vista solo a fini elettorali: come se la principale preoccupazione dei pezzi di sinistra che provano ad unirsi fosse quella di garantire un futuro materiale ai loro apparati. Quasi che l’obiettivo primario sia cercare di andare in Parlamento o in Regione: e non cercare di capire perché servirebbe andarci!!!!

In Italia e in Molise vi è l’assenza, nell’offerta politica, di una proposta radicale di cambiamento: non esiste un vero movimento politico nato dal basso, in parte questo vuoto è occupato dai 5stelle, ma bisogna dire che questo movimento è nato dall’alto, con Grillo e Casaleggio.

E se le cose continueranno  così, centinaia di migliaia di persone di sinistra non andranno a votare (o voteranno il Movimento 5 Stelle). E per il momento questo è il mio dilemma, pur essendo consapevole che non è il tempo dell’abbandono, ma il tempo del coraggio, dell’ambizione, della visione.  Forse  allora bisognerebbe procedere, insieme a tutti coloro che da anni resistono ad una deriva liberista, alla elaborazione di un programma sociale, solidale, dei diritti, dello sviluppo equilibrato, che indichi senza equivoci soluzioni su lavoro, formazione, sanità che riducano l’abisso delle disuguaglianze. Ma non basta. E’ necessario, anche, garantire che non finisca tutto il giorno dopo il voto proponendo, se proprio si deve partecipare alle elezioni, candidati freschi, credibili, che quotidianamente già dimostrano con il proprio impegno e il proprio lavoro di battersi a favore degli ultimi, degli sfruttati, dei disagiati, di chi è morso dalla crisi. I buoni progetti non bastano se non sono sostenuti da attori credibili e coerenti e bisogna dimostrare una netta discontinuità con il passato.

Se le cose andassero in questa direzione, forse….

1 Commento
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  1. Emanuela ha detto:

    Il concetto fondamentale della democrazia rappresentativa è che l’eletto risponde del suo operato agli elettori ora specie in ambienti ristretti come il territorio molisano dovrebbero farsi spesso incontri con i cittadini in cui si illustrano le cose fatte e da farsi e si “tasta il polso della comunità su come procedere senza far passare tutto sopra la testa dei cittadini. Chi si propone x l’elezione dovrebbe promettere ed attuare tutto ciò. …..

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