Pubblicato: martedì 04 ottobre, 2016 - Tempo di lettura: 2 min.

Teatro dialettale, la sorpresa è Maurizio Veneziale

maurizio-venezialeQuando si parla di teatro dialettale, in Molise, quello isernino ha forse la tradizione maggiormente consolidata, a dimostrazione di una storia lunga nel tempo che comincia con Vincenzo Viti, passa per Franco Ciampitti, Tarra, De Matteis e si chiude, o meglio, si chiudeva con Sabino D’Acunto. Solo per citare i maggiori autori. Oggi nel 2016, si può certamente dire che la fiammella che ha attraversato accesa tutto il secolo scorso, improvvisamente ha ritrovato forza, evolvendosi, alimentata dalla passione e dalle indubbie capacità di Maurizio Veneziale, l’ancor giovane autore teatrale isernino che ha messo in cantiere, ultimamente, ben due commedie dialettali: Senza parlà ce capemme e Irinella. Evolvendosi, rispetto al teatro dialettale di Viti e D’Acunto, perchè, nella trama, entra la musica. Le note popolari e accattivanti del Tratturo che, con la voce di Mauro Gioielli, raccontano la storia triste di un amore perduto, quello tra Pasquale e Irinella. E proprio di Irinella si parla in questi giorni a Isernia, la commedia è stata rappresentata di nuovo e con successo dalla compagnia teatrale isernina Cast per ben due volte all’auditorium. Una commedia particolare, la cui trama si sviluppa intorno alle musiche e alle parole di Irinella, una delle più belle canzoni de Il Tratturo. Ma non c’è solo Irinella a reggerne la trama, ci sono tante altre canzoni, interpretate sempre magistralmente, da Mauro Gioielli. Tutto per raccontare la vita del primo novecento nei vicoli di Isernia. Una vita ritmata dal lavoro, dalle credenze, dalle amicizie e dai mille intrecci. Si racconta di un amore, quello tra Pasquale e Irinella che non riesce ad approdare all’altare. Una canzone e poi la sua rappresentazione, fino alla fine, quando Pasquale, nonostante tenti di conquistare l’amore della sua bella sulle note di Irinella, finisce per emigrare in America.  La trama è molto suggestiva, c’è l’amore, la tristezza, la tradizione dei matrimoni combinati e della dote della sposa. Insomma, un po’ di tutto mescolato con sapienza, arguzia e soprattutto tempismo perfetto nel mescolare sapientemente testo e musica. E così oggi possiamo certamente dire che i maggiori autori del teatro dialettale isernino hanno trovato dopo settanta anni il loro erede nel quarantenne Maurizio Veneziale che, è bene sottolinearlo, deve gran parte del successo di Irinella alla compagnia teatrale Cast di Isernia. Al regista Salvatore Mingione Guarino, alla sua aiuto regista, Emilia Vitullo, a Giovanni Gazzanni e tanti altri ancora tutti frequentatori e allievi del Proscenio di Isernia, una straordinaria scuola di teatro. (Enzo Di Gaetano)

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