
Mentre continuano a susseguirsi, dall’Alto al Basso Molise, richieste di intervento per contrastare la presenza ormai fuori controllo di cinghiali sull’intero territorio regionale, torna d’attualità il problema, per la verità mai risolto, dell’aumento esponenziale della fauna selvatica, con tutto quanto ne consegue. Una vera e propria emergenza che ormai interessa non più solo i territori agricoli e le zone interne e rurali ma anche i centri abitati e le arterie viarie dove questi selvatici scorrazzano indisturbati mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini e degli automobilisti.
“Il numero esorbitante dei cinghiali, che in tutta la regione, secondo una stima approssimativa supererebbe le 40 mila unità – afferma il Presidente di Coldiretti Molise, Claudio Papa – sta costringendo, ormai da anni, alla chiusura decine di aziende agricole, compromettendo al contempo il nostro patrimonio agroalimentare regionale oltre che il sistema ambientale. A ciò – prosegue Papa – si aggiunga il fatto che questi ungulati costituiscono, come riportato sempre più spesso dagli organi di stampa, un pericolo per l’intera popolazione, dal momento che circolano indisturbati anche nei centri abitati e lungo le arterie viarie dove sovente provocano incidenti stradali il cui esito è stato a volte nefasto”.
“Grazie anche all’incessante azione sindacale di Coldiretti Molise – ricorda il direttore regionale Franco Dell’Acqua – in regione è stata resa operativa la caccia di selezione ed il selecontrollo; tuttavia, per ottenere risultati più incisivi, auspichiamo l’adozione, da parte della Regione, di un Piano straordinario di durata quinquennale, non legato alla crisi sanitaria della PSA (Peste suina africana), per la gestione ed il contenimento della fauna”. L’Organizzazione fa specificatamente riferimento all’art. 19-ter della L. 157/92 che interviene definendo obiettivi e azioni, nonché figure ed ambiti di intervento, molto più ampi distinguendosi, fra l’altro, completamente dall’attività di carattere venatorio.
Infatti, così come specificato nella norma, le attività di contenimento non costituiscono in alcun modo esercizio di “attività venatoria” e sono attuate anche in zone vietate alla caccia, come parchi e/o aree protette, senza limitazione di tempo e con l’ausilio di tutti gli strumenti previsti dal D.M. 13 giugno 2023. Inoltre, il Piano di cui all’art. 19-ter, individua fra le figure abilitate agli interventi anche i proprietari o i conduttori di fondi agricoli, muniti di licenza per l’esercizio venatorio.



