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giovedì, Luglio 16, 2026

Gaetano Curreri torna in Molise con “Io sono le mie canzoni”. L’intervista

CronacaGaetano Curreri torna in Molise con “Io sono le mie canzoni”. L'intervista

“Una terra bellissima, il calore della gente, il cibo, i profumi” cosi’ il cantautore descrive la regione. Impegnati nello show i compagni di sempre, Andrea Fornili e Roberto Drovandi. Ed il pensiero all’indimenticato Giovanni Pezzoli. Sul palco anche un corpo di ballo, un violino e una sezione fiati.

Siamo con Gaetano Curreri, praticamente la vigilia del concerto di Cantalupo in Molise che conosci benissimo. Quante volte siete stati in concerto nella nostra regione

Non mi ricordo il numero, però è una terra che abbiamo frequentato sempre molto molto volentieri, è piacevole venire da voi perché ci sono questi posti fantastici. Io mi ricordo che a Cantalupo siamo già stati, 37 anni fa. 37 anni fa, qui è una roba che ti riempie di gioia quando tu sai che sono andato lì 37 anni fa, all’inizio della nostra carriera di gruppo solista che smetteva di fare concerti con Dalla, oppure ne facevamo qualcuno, poi soprattutto comunque si dedicava ai concerti  propri e andava in giro a proporre le canzoni del nostro primo e secondo album, più o meno, perché in quegli anni avevamo fatto giusto un paio di album, non di più credo. Però è sempre stato molto piuttosto bello fare concerti a voi, perché il calore della gente, la bellezza dei posti, il cibo…. Voi avete un pane di una bontà…. che io me lo ricordo annusandolo, capito? E’ veramente una terra meravigliosa”.

Grazie per i complimenti. Ma parliamo di questo spettacolo. Tu sul palco, un palco affollato di persone, con musicisti e i tuoi compagni di viaggio da 35 anni, Andrea Fornili e Roberto Drovandi, storici, i ballerini e….

Sì, ballerini, e musicisti giovani. Oltre a me, Roberto e Andrea. C’ un violinista,  una sezione fiati di tromba e sax, una corista bravissima, Teresa Iannello, e poi un batterista che sostituisce in maniera egregia il grande Giovanni Pezzoli che purtroppo non è più con noi perché la vita ce l’ha, purtroppo ce l’ha portato via, ma in compenso Paolo Valli, figlio del grande arrangiatore Celso Valli, ha sostituito in modo veramente egregio Giovanni. E poi c’è un tastierista romano che si chiama Emanuele Bruno, molto bravo, ci abbiamo messo un po’ di tempo a cercarlo, ma poi abbiamo trovato questo ragazzo molto bravo che corrisponde a quanto io mi aspetto da un musicista che faccia quello che lui sa fare. E poi c’è il nostro repertorio, che in questo caso è un repertorio ancora più vasto di quello che normalmente è il repertorio degli Stadio, che già è vasto. In più ci sono le canzoni che io ho scritto per gli altri, perché l’esigenza, dopo la scomparsa di Giovanni, era proprio quella di uscire con uno spettacolo che avesse chiaramente il sapore degli Stadio, perché noi siamo gli Stadio, ma che fosse anche uno spettacolo che  guardava proprio a 360 gradi quella che è stata la nostra storia e quella che continua a essere una storia meravigliosa.

Io ogni tanto scopro di aver scritto delle canzoni che non mi ricordavo aver scritto. L’altro giorno ero su internet e a un certo punto leggo una cosa, un testo di Luca Carboni, “Lampo di vita”, e io a un certo punto dico… “ma questa canzone l’ho scritta io!”… e sono dovuto andare a ricordarmelo, e sono l’autore della musica. L’idea è quella, proprio quella di andare a raccontare le storie che hanno contornato la storia degli Stadio e l’hanno resa ancora più originale e diversa….

Contornare proprio il nostro spettacolo con canzoni che la gente non ci ha mai sentito cantare, che però ci appartengono, e quindi canzoni che ho scritto con Vasco, con Luca, che ho scritto per la Pausini, per Noemi, per Irene Grandi… ce ne sono tante, poi sicuramente ne lascio fuori moltissime, come lascio fuori alcune canzoni nostre, però il tutto in una cornice, quasi di un musical. Abbiamo voglia di uscire un po’ dallo schema della band che sale sul palco, 5-6 elementi, fanno il loro concerto… perché ci sono ormai tante di quelle cover band degli Stadio, in giro, che rischiamo di diventare la cover band degli Stadio.

Abbiamo voluto fare una cosa veramente diversa, abbiamo messo un po’ da parte il nome Stadio, anche se alcune canzoni sono quelle degli Stadio, e siamo venuti fuori con i nostri tre nomi, con me, il mio, quello di Andrea, quello di Roberto, perché è un modo anche per far venire a galla quello che è la nostra vera identità, cioè quella di gente che ama. Ama stare insieme agli altri, non è gelosa delle proprie cose, anzi le vuole  condividere, e in questo spettacolo viene fuori tutta questa cosa in maniera molto bella.

Io credo che in questo spettacolo venga fuori il cuore di Gerardo Curreri, che ha donato tantissime belle canzoni a chi le ascolta, ma anche a tanti altri colleghi, si vede  la tua mano si sente la tua firma, da Patty Pravo, le varie collaborazioni….

Per Patty Pravo ho scritto forse una delle mie canzoni piu’ belle, “Dimmi che non vuoi morire” Quando incontro Gino Castaldo, il noto giornalista, mi dice sempre che quella secondo lui è una delle più belle canzoni che ha calcato il palco del Festival di Sanremo, anche se l’ha vinto. Non vuol dire, perché noi Sanremo poi nel 2016 l’abbiamo vinto, ma le belle canzoni non semprevincono Sanremo. Ecco, quella è una di quelle canzoni che non ha vinto, ma rimane scolpita nella memoria di tutti.

Assolutamente, ma ricordiamo anche le canzoni prestate al cinema, le colonne sonore, le collaborazioni con Verdone, insomma c’è veramente un universo da riscoprire per chi non c’era in quell’età e da rivivere per chi in quell’età, come me che ti sta intervistando, l’ha vissuta.

Sì, perché noi abbiamo sempre cercato una strada, quella della musica, delle canzoni. Per noi la musica è quello che ti rende riconoscibile, diverso. Questa è anche il titolo, “Io sono le mie  canzoni”, perché poi pensandoci, dopo tanti anni, ci rendiamo conto che noi siamo le nostre canzoni.

Noi siamo quello, non è che siamo una faccia, una pettinatura o un vestito particolare. Noi siamo ricordati non tanto per il volto, ma per le canzoni che abbiamo scritto e questa è una cosa importante per noi, è basilare. Soprattutto quando vai a rileggere la tua vita, vai a guardarti un po’ indietro.

La scomparsa di Giovanni è stata un modo anche per guardarsi indietro, per tornare indietro e ricapire quello che abbiamo fatto, anche per decidere cosa fare, continuare o non continuare. Io ti dico sinceramente, quando Giovanni è morto, io avevo quegli pensato…. “Vabbè a 70 anni, posso anche lasciar perdere”. Invece no, mi sono reso conto che erano le nostre canzoni che ci chiedevano di andare avanti.

Era proprio la nostra musica, le nostre canzoni, il nostro rapporto stabilito con la gente attraverso quelle canzoni, che ci chiedeva di andare avanti e ci chiedeva di ancora raccontarle, raccontarle e portarle alla narrazione con la quale noi stiamo affrontando questo spettacolo.

Credo che, come sempre, questo spettacolo sia stato curato e preparato con una minuziosa attenzione.

Si, questo grazie anche al lavoro di Laura Cordischi, che è la nostra manager, che ha portato aria nuova nelle strade che percorrono gli Stadio. Lei è stata molto brava da questo punto di vista, perché è riuscita proprio a far venire fuori questo desiderio che era dentro di noi, ma che in questi anni non eravamo riusciti a concretizzare.

Invece ci siamo riusciti grazie a un lavoro che lei ha fatto, proprio sul nostro repertorio, il suo incontro con dei ballerini, due coreografi, un gruppo di coreografi che vengono da scuole importanti. Quindi l’idea era proprio quella di incontrarci con anche altre forme d’arte. Quella del balletto, per esempio, era una forma d’arte che noi non avevamo mai sperimentato in maniera così precisa come in questo spettacolo.Quindi siamo molto felici di questo.

Gaetano, un’ultima domanda. Nella scaletta, ovviamente, non chiediamo “spoiler” ma….  c’è un momento che ti emoziona di più di tutti?

No, c’è un pensiero. Un momento in cui io guardo uno schermo dove rivedo Giovanni, che fa uno solo, quelli proprio fantastici. Lui non era un batterista da assoli, però quando suonava “La Faccia delle Donne”, lì si scatenava proprio il suo drumming perfetto, da grande batterista americano, come lui che era nato in Italia, ma era sicuramente un Jeff Porcaro  della Pianora Padana. E lì lo vedo e lo rivedo, come la musica riesce a far rivivere le persone, importanti della tua vita, così, in un attimo, con un suono di batteria e con un video che tutte le volte che lo vedo mi riempie il cuore di gioia e di felicità.

Per come lo vedo, purtroppo anche con la malinconia di aver perso un amico. Però questo mi aiuta a ricordare le  persone, aiuta anche lì a rivivere quella che è stata la nostra storia, che è una bella storia. Una storia, è una storia, è una storia importante, veramente importante, fatta di canzoni, soprattutto, non fatta di chiacchiere, ma fatta soprattutto di canzoni.

Direi una storia fatta, dipende da canzoni, ma che ha accompagnato più generazioni a fare, ognuno, diciamo, con le vostre canzoni ha fatto la propria storia personale e questo forse l’abbraccio più completo che possiamo mandare in questo attimo. Ognuno di noi, con le vostre canzoni, ha vissuto qualcosa….

Le canzoni sono questo, le canzoni devono essere questo. Devono essere delle fotografie, un album di fotografie che tu riapri e le vedi e ti riempiono il cuore, ti riempiono il cuore e ti danno la gioia di ascoltarle, di pensare a quello che vivevi o ascoltavi o come ti emozionavi quando le hai ascoltate le prime volte.

Sono felice comunque di tornare a Cantalupo, sono veramente molto molto felice, perché è bello tornare nei posti dove sei stato bene e ti hai vissuto una bella serata. Sono veramente molto contento, sono felice e sono contento che qualcuno abbia pensato di riorganizzare una serata in un posto così bello.

 

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