In occasione della Giornata Nazionale Parkinson l’I.R.C.C.S. Neuromed ha organizzato, insieme ai suoi specialisti, all’Associazione ONLUS ParkinZone e alla Fondazione LIMPE, un incontro informativo dal titolo Parkinson Cafè. I pazienti, i familiari e i caregiver hano avuto l’opportunità di fare domande sulla malattia. Presenti anche i rappresentanti dell’Associazione ONLUS Parkinzone.
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose situate nella cosiddetta sostanza nera, una piccola zona del cervello che, attraverso il neurotrasmettitore dopamina, regola i movimenti di tutto il corpo. Chi è affetto da Parkinson, proprio per la progressiva morte dei neuroni, produce sempre meno dopamina, con effetti diretti come tremori, rigidità, lentezza nei movimenti. Le cause della malattia sono ancora sconosciute, nonostante sia stata descritta per la prima volta nel 1817 dal dottor James Parkinson. Studi epidemiologici fanno sospettare che l’esposizione a fattori quali pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Ma anche la tesi di un ruolo di difetti genetici si sta progressivamente affermando.
Oggi la malattia colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. In Italia i malati di Parkinson sono circa 300.000, per lo più maschi (1,5 volte in più), con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Un paziente su 4 ha meno di 50 anni e il 10% ha meno di 40 anni, questo soprattutto perché oggi la scienza è in grado di porre una diagnosi ai primi sintomi, quando la malattia è ancora in fase molto precoce.
“Un corretto approccio alla gestione della malattia – ha spiegato Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson del Neuromed – non può prescindere da una presa in carico globale dei pazienti che preveda anche una specifica attenzione verso i sintomi non-motori della malattia e faccia ricorso a interventi di carattere riabilitativo. L’obiettivo dell’incontro è quindi sostenere, con la corretta informazione offerta dagli specialisti, non solo il paziente ma anche tutta la famiglia che vive insieme a lui la malattia”.

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