Pubblicato: venerdì 18 gennaio, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Ci si può fidare di Salvini?

di Angelo Persichilli

La gravità di una sconfitta, sia essa politica, sportiva o economica, si giudica non solo dai propri errori, ma anche dalla qualità degli avversari. La pochezza politica di Hillary Clinton non fu evidente dopo la sconfitta subita nelle primarie per mano di Barak Obama. Quest’ultimo, aveva il vantaggio di essere il primo candidato di colore, la Clinton, diciamolo, lo svantaggio di essere donna che in una società bigotta come quella americana ha ancora il suo peso, lo stesso Obama aveva poi delle indubbie qualità comunicative, buon oratore e un programma sociale credibile. La sconfitta per mano di Donald Trump, ha invece messo a nudo la pochezza di Hillary Clinton, la mancanza di carisma, la mancanza di un programma politico serio e soprattutto la mancanza di fiducia degli americani nei suoi confronti. Essere sconfitti da Obama ci può stare, ma il risultato delle ultime presidenziali non sanciscono la vittoria di Trump, bensì la sconfitta della Clinton. Ho fatto questo preambolo in quanto la situazione americana ha delle analogie con la situazione politica italiana. La sconfitta di Renzi nelle ultime elezioni è maturata dopo una campagna elettorale contro un rivale che non esisteva. Tanto è vero che la coalizione del governo attuale e il frutto di sviluppi successivi favoriti proprio dalla incapacità del PD di gestire il governo prima, la campagna elettorale dopo e, successivamente, le trattative post-elettorali. Se il comportamento del governo Renzi ha creato le condizioni per la sconfitta del PD, il comportamento dei suoi successori sta distruggendo anche la speranza di una sua rinascita. Nonostante i proclami dei vari esponenti, che litigano più tra di loro che contro gli avversari politici, l’unica programma che hanno per tornare al potere è quello di sperare che gli avversari si autodistruggano, proprio come hanno fatto loro. Al momento attuale sono completamente isolati e allo sbaraglio. Sono isolati, per ovvie ragioni, a destra, sono impossibilitati a resuscitare un altro Nazareno per mancanza di credibilità dei leader che lo avevano creato (Renzi e Berlusconi), mentre la sinistra è salita sull’Aventino dopo essersi chiamata fuori dal PD e freneticamente in cerca di una identità. Vogliono, giustamente, andare avanti guardando pateticamente lo specchietto retrovisore (ma ne riparleremo). Cosa rimane quindi sul mercato politico italiano? Un governo composto da una squadra con giocatori trovati per strada e un gruppo di oche starnazzanti capeggiati da Martina. Criticano tutto e tutti senza proporre alternative e accusando il governo di fare cose cattive anche quando fanno quello che hanno fatto loro (Salvare la Carige come loro hanno fatto col decreto salvabanche). Questa situazione ha creato un’atmosfera confusa, preoccupante ma, nello stesso tempo, inebriante. Atmosfera simile a quella di un malato dopo una operazione chirurgica che sta per uscire dall’anestesia. Percepisci che c’è qualcosa che non va ma, nello stesso tempo, ti senti meglio. È ovvio che Renzi e compagni non si aspettavano che questo governo 5 Stelle-Lega potesse durare tanto. Anzi, col passare del tempo la speranza di una crisi auspicata tutti i giorni si allontana. Se non altro per mancanza di alternative o per la paura di consegnare l’Italia alla Lega. Esaminiamo infatti con un certo distacco, cioè senza le farneticazioni degli ex PD e i cataclismi auspicati quotidianamente dalla stampa convenzionale. Gli sbarchi sono diminuiti senza che nessuno accusi più l’Italia di razzismo; la politica europea per i rifugiati invocata da Conte è ora appoggiata dalla stessa EU, inclusa Francia e Germania; la politica dell’austerity professata dagli europei si è dimostrata un fallimento. Lo scorso ottobre Salvini, parlando a Bloomberg, disse che i veri nemici dell’Europa erano coloro che difendevano la politica di austerità economica di Junker. La scorsa settimana Junker ha fatto autocritica ritenendo la politica dell’austerità economica “avventata”. In conclusione, non dimentico ciò che ha detto Salvini nel passato e i miei duri commenti su di lui. Ma cambiare opinione su qualcosa o qualcuno non è necessariamente un atto di debolezza o opportunismo. D’altra parte, se dovessimo togliere il saluto a tutti coloro che hanno appoggiato il fascismo di Mussolini oppure il comunismo di Togliatti o Stalin, non ci sarebbero in Italia nemmeno persone sufficienti per fare un tressette. È cambiato Salvini? Non lo so, spero di si, come spero che siano cambiati coloro che cantavano Faccetta Nera o inneggiavano al comunismo di Stalin. Bisogna guardare verso il futuro, lavorare per una Italia che ha bisogno di tutti per risolvere tutti i suoi problemi. Certo, il governo Lega-5 Stelle è meno omogeneo dell’abito di Arlecchino ma, d’altra parte, che omogeneità aveva il PD composto da ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti, ex fascisti o da persone che hanno alloggiato in ognuna di queste parrocchie anche nello stesso giorno? Atteniamoci dunque ai fatti. Questo governo ha visto finalmente riconosciute (e rispettate) le sue posizioni su Immigrazione, sicurezza ed economia. La stabilità del governo italiano potrebbe anche non essere solida, ma, in fin dei conti, il governo francese di Macron non trema solo perché ha una struttura costituzionale (quella presidenziale) che lo mette al sicuro da crisi ufficiali; la Germania si è sbarazzata della Markel mentre l’Inghilterra è in piena crisi politica. Qual è la colpa/merito di Martina e compagni? Quella di avere dato l’opportunità anche a uno come Matteo Salvini di meritarsi l’appoggio degli italiani. Esattamente come ha fatto la Clinton negli Stati Uniti. E, a dir la verità, agli italiani è andata molto meglio.

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