Pubblicato: domenica 07 maggio, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Il sistema della cupola di Frattura & Co.

di ADELE FRARACCI

Dal sistema ioriano di stampo feudale, organizzato in stratificazioni gerarchiche di vassalli, valvassori e valvassini e teso ad accontentare, secondo l’ottica dell’investitura e del beneficio, amici, amici degli amici e finanche, percentualmente, le cosiddette opposizioni, in Molise si è passati con Frattura al sistema della cupola. Assumendo a giustificazione la difficile situazione economica, appesantita a livello locale dagli oggettivi sperperi del passato, ecco che Frattura e co. si sono raccolti e chiusi in cupola, di fatto lanciando l’idea che le personali capacità e le doti imprenditoriali avrebbero condotto al risanamento del debito e al rilancio del territorio; sicché in questi anni si è assistito ad una sequenza di comunicati stampa privilegianti l’aspetto quantitativo dei risultati ragionieristici di risparmio ottenuti. Intolleranti alle critiche provenienti da segmenti dell’opinione pubblica – segmenti che in questi anni sono aumentati dato che il risparmio si è concentrato in tagli di settori nevralgici e di posti di lavoro, senza sin qui prospettare piani reali e convincenti di sviluppo – i Frattura e co. si sono trincerati sempre più nella fortezza di Palazzo Vitale, coadiuvati nel lavoro da collaboratori esterni alla tecnostruttura regionale, secondo un modello accentratore, chiuso e verticistico, che neppure ha granché puntato a valorizzare il lavoro del personale interno dell’ente. La Cupola ha, insomma, mal interpretato quello che in politica e’ il potere esecutivo, trasformandolo in ciò che in economia aziendale può essere il prius gerarchico di un organigramma di qualsivoglia impresa, deficitario però, come detto, a interagire adeguatamente coi servizi interni della Regione . Mentre gli emolumenti e i privilegi della cupola sono rimasti intoccabili, al pari di quelli per i propri follower alienati, essenzialmente grazie alla garanzia dei soldi pubblici a disposizione per se stessi e all’assenza del rischio d’impresa, pesanti sacrifici, individuati come necessari, sono stati invece richiesti ai cittadini molisani. Questi ultimi hanno pagato anche un altro scotto: la riduzione degli spazi di democrazia, dato che l’esecutivo ha di fatto ridimensionato enormemente il ruolo e le funzioni del potere legislativo. Eppure a fronte di una minore produttività nella ideazione, discussione e approvazione delle leggi e a fronte dell’impoverimento sul piano qualitativo della tenuta democratica dell’Istituzione e del territorio, il compenso dei Consiglieri regionali è stato assicurato secondo i soliti standard, assieme a quello dei loro stretti collaboratori. Il Presidente Cotugno e l’ufficio di Presidenza sono stati, in questo clima di semi immobilismo , per lo più fermi all’ordinario, con qualche ‘straordinaria comparsata’ autoreferenziale o con le diocesi o con qualche burocrate dell’ufficio scolastico regionale. Insomma un sistema chiuso, in cui la Giunta ha inteso collegarsi ai cittadini solo in via differita, utilizzando cioè i Sindaci, con cui ha promosso anche adunate plenarie, come in occasione delle messe giubilari tanto care a Cotugno, nostalgico del feudalesimo non ioriano ma medievale, o degli incontri su tematiche elementari e primarie, tipo strade e acqua. Per mezzo di questi appuntamenti si è assistito all’ampliamento della cupola ai Sindaci, i quali per l’esecutivo sembrano rappresentare, al pari dell’alleanza con Patriciello, l’asso nella manica per rastrellare voti e uscire vincente alle prossime elezioni. Eppure, diciamolo chiaramente, la rete con i Sindaci si è rivelata sin qui poco fruttuosa, come ha dimostrato anche la sonora sconfitta dell’esecutivo, compatto per il si, in occasione del referendum costituzionale; la vittoria schiacciante del no ha provato che i cittadini molisani non hanno seguito affatto la volontà dei loro Sindaci. Nonostante la pesante sconfitta, l’esecutivo è però convinto della bontà di questa ragnatela con i Sindaci e persevera stoicamente nella filatura. Sembra che finanche in queste ore l’atteggiamento della cupola sia improntato allo stoicismo, indifferente e imperturbabile rispetto alla deflagrante sentenza del 4 maggio che ha assolto la giornalista Manuela Petescia e il magistrato Fabio Papa dalle accuse loro rivolte dal presidente Frattura. Mentre l’opinione pubblica non fa che concentrare l’attenzione su questa che è una bruttissima e squallida pagina e da più parti si chiedono le dimissioni del Presidente per ragioni di opportunità e di decoro istituzionali, dato che l’esito giudiziario si declina immediatamente ed inevitabilmente in dato politico, sembra che la cupola faccia spallucce e sia decisa ad andare avanti o meglio dire a rimanere in alto, beotamente e, al contempo, arrogantemente convinta che ai cittadini ci pensera’ dopo, grazie all’utilizzo dei Sindaci e di Patriciello. Insomma una cupola che sembra proprio ignorare o mal interpretare il significato di politica e di potere esecutivo in democrazia. In verità la palla passa ora anche al PD, che chissà se saprà giocare bene o solo inciuciare per salvare le poltrone di alcuni contando sui soliti pali, che rimangono al palo ma si accontentano di vivere dell’ elemosina dei lor signori.

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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