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mercoledì, Settembre 2, 2026

Clinic Città di Campobasso, intervista al nutrizionista Claudio Pecorella 

EvidenzaClinic Città di Campobasso, intervista al nutrizionista Claudio Pecorella 

Claudio Pecorella sarà tra i relatori del Clinic Città di Campobasso. Lavora come nutrizionista nella Federazione Italiana Giuoco Calcio, ha collaborato con la Reggina 1914 e l’Ascoli Calcio oltre che con il Corigliano Volley. E’ docente universitario, ricercatore e consulente di nutrizione clinica e applicata allo sport. Queste le sue impressioni sul tema della tavola rotonda.

Quali sono oggi le principali sfide nutrizionali per un giovane atleta di alto livello?

“Nel giovane atleta la prima sfida è garantire energia sufficiente contemporaneamente per crescita, maturazione e attività sportiva. Il rischio principale non è quindi solo una dieta “sbagliata”, ma un apporto energetico e soprattutto di carboidrati non adeguato ai carichi di allenamento. Le review più recenti sui giovani atleti confermano proprio una frequente insufficienza di energia /RED-S, carboidrati, recupero e supplementazione con particolare attenzione anche a ferro, calcio e vitamina D. Per questo l’adolescenza è il momento ideale per costruire una vera cultura alimentare: insegnare al ragazzo non semplicemente cosa mangiare, ma perché e quando farlo. È un investimento sulla performance di oggi, ma soprattutto sulla salute e sulle abitudini dell’atleta adulto.

<Quanto incide una strategia nutrizionale personalizzata su performance, recupero e crescita?

“Può incidere moltissimo, soprattutto perché un giovane atleta non è semplicemente un adulto più piccolo. Bisogna considerare età biologica, maturazione, composizione corporea, carico di allenamento, ruolo, minuti giocati e obiettivi individuali. Il concetto fondamentale indicato anche dalla UEFA è la periodizzazione nutrizionale: l’alimentazione deve seguire il carico. Nei giorni più impegnativi aumenta soprattutto la disponibilità di carboidrati; nel recupero diventano fondamentali ripristino del glicogeno, proteine, liquidi ed elettroliti. Nei giovani la UEFA raccomanda infatti valutazioni periodiche individuali di energia, macro e micronutrienti e fluidi in relazione a maturazione e carichi di allenamento e gara. Quindi non esiste una dieta standard della squadra: esiste una strategia della squadra che deve poi essere individualizzata sul singolo atleta”.

Quali interventi nutrizionali e nutraceutici fanno realmente la differenza nel calcio?

“Prima degli integratori vengono le basi. Nel calcio, probabilmente l’intervento nutrizionale più importante rimane una corretta disponibilità di carboidrati, periodizzata in funzione di allenamenti e partite, insieme a un adeguato apporto energetico, proteico e all’idratazione. È esattamente l’approccio food first sostenuto dalla UEFA. Tra gli ergogenici, quando appropriati e nel contesto giusto, quelli con maggiore evidenza scientifica comprendono soprattutto prima nutrient timing, proteine, creatina e caffeina. Sono invece spesso sopravvalutati molti integratori utilizzati senza una reale indicazione. Il principio dovrebbe essere: prima correggere alimentazione, recupero e sonno; poi eventualmente integrare ciò che ha evidenza, indicazione e sicurezza. Nel calcio professionistico va inoltre considerato attentamente il rischio di contaminazione e quindi di violazioni antidoping”.

Quanto è importante il dialogo tra ricerca scientifica e lavoro sul campo?    

“È fondamentale. La ricerca ci dice cosa può funzionare, ma il campo ci dice come farlo funzionare realmente. Un protocollo scientificamente perfetto diventa inutile se l’atleta non riesce ad applicarlo durante allenamenti, trasferte, scuola, gare o tornei. Il compito del nutrizionista sportivo è quindi trasformare le evidenze scientifiche in strategie semplici, individualizzate e soprattutto realizzabili.

È anche la filosofia espressa dal consensus UEFA: utilizzare le migliori evidenze disponibili adattandole ai vincoli e alle esigenze reali del calcio. La vera nutrizione applicata nasce quindi dall’incontro continuo tra laboratorio e campo”.

Quali saranno le nuove frontiere della nutrizione sportiva?

“La direzione sarà sempre più verso una nutrizione di precisione, dinamica e individualizzata. Non ragioneremo più soltanto in termini di dieta giornaliera, ma di strategie che cambiano in funzione di carico di allenamento, composizione corporea  recupero, maturazione, sonno e risposta individuale.

Tecnologie indossabili, monitoraggio della composizione corporea integrando le diverse metodiche da campo antropometria con bioimedenza e ultrasoud spostando il focus non più sulle stime ma sulle misure, nuovi biomarcatori e sistemi digitali potranno permettere di integrare progressivamente dati nutrizionali e di performance. Ma la tecnologia dovrà supportare, non sostituire, il ragionamento del professionista. Per questo il nutrizionista sportivo del futuro dovrà conoscere non soltanto nutrizione e fisiologia, ma anche performance, composizione corporea, interpretazione dei dati e nuove tecnologie, mantenendo sempre un approccio evidence-based.

In definitiva, passeremo sempre più dal concetto di “dieta dell’atleta” a quello di strategia nutrizionale individuale integrata nella performance”.

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