Sulla morte al Cardarelli di Campobasso id Josef Colangelo, dopo un malore, riceviamo e pubblichiamo la nota dell’Asrem

“Di fronte alla perdita di una vita umana, il primo e unico sentimento legittimo dovrebbe essere il rispetto: rispetto per il dolore di una famiglia straziata, rispetto per la dignità di chi non c’è più, rispetto per il lavoro di chi fino all’ultimo secondo ha tentato un miracolo.
È la triste vicenda che ha visto protagonista un uomo di 52 anni, giunto di recente al Pronto Soccorso dell’ospedale “Antonio Cardarelli” di Campobasso per forti dolori. Una storia che si è conclusa nel modo più drammatico, ma la cui dinamica merita di essere raccontata con chiarezza e giustizia, lontano da ogni forma di sciacallaggio mediatico.
L’uomo, all’arrivo in presidio, è stato tempestivamente preso in carico dal personale sanitario e sottoposto a tutti i controlli clinici e agli esami specifici del caso. Tutti i parametri e gli indicatori diagnostici avevano inizialmente dato esito negativo, delineando un quadro apparentemente stabile che ne ha permesso il trasferimento in reparto.
La situazione è però precipitata improvvisamente, ma l’intervento è stato immediato e massivo. Tre medici di provata esperienza e un infermiere si sono fiondati sul paziente. Non c’è stata alcuna esitazione, nessun ritardo: la macchina dei soccorsi interni ha funzionato al massimo delle sue capacità. La manovra di rianimazione cardio-respiratoria si è protratta ben oltre i tempi e i protocolli standard, in un tentativo disperato di strappare quell’uomo a un destino ingiusto. Nonostante la perizia, la determinazione e l’impegno disperato dell’équipe, per il 52enne non c’è stato purtroppo nulla da fare.
Ciò che ferisce, all’indomani di una simile tragedia, è assistere al solito, istintivo riflesso di una parte degli organi di informazione: la corsa al dito puntato. Ancora una volta, prima che vengano chiariti i fatti o che la clinica esprima le sue evidenze, si punta l’indice contro chi indossa un camice. Si preferisce la scorciatoia del processo sommario a mezzo stampa alla complessa realtà dei fatti medici.
Non si tratta di nascondere della criticità, ma di riconoscere il valore umano e professionale di chi opera in trincea. I medici e gli infermieri del Cardarelli non hanno lavorato con fredda esecuzione di protocolli: hanno lottato oltre il limite del dovuto per tentare di salvare una vita.
La medicina non è un’algebra esatta e, di fronte all’imprevedibilità e alla rapidità di certi eventi cardiaci, anche la massima competenza può trovarsi disarmata. L’accanimenti contro chi ha profuso ogni energia possibile non rende giustizia alla vittima, non aiuta la famiglia e ferisce mortalmente la dignità di professionisti che, ogni giorno, continuano a dedicare la propria vita a salvare quella degli altri.”



