Pubblicato: lunedì 19 giugno, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Soluzione finale. Il tentativo di Frattura di sterminare novanta famiglie

di MANUELA PETESCIA

Della mia vicenda, la vicenda che mi ha visto protagonista a Bari, insieme al pm Fabio Papa, di un processo per una cena e per un ricatto mai avvenuti, non ho mai parlato in prima persona. Ho lasciato che i giornalisti di Telemolise svolgessero il loro mestiere autonomamente, in parte con fonti proprie e in parte affidandosi ai resoconti dell’agenzia Ansa. E infatti, se qualcuno volesse cercare negli archivi di Telemolise i servizi andati in onda negli ultimi due anni, non farebbe fatica a riconoscere che sono del tutto simili a quelli della Rai, di Teleregione di tutti gli altri organi di informazione locali. Quello che è accaduto in questa regione, prima a Campobasso con il sistema Iorio e poi a Bari con l’invenzione della cena, avrà una eco che oltrepasserà gli angusti e silenziosi confini regionali e un giorno sarà chiaro a tutti come sia facile costruire una rete politico-giudiziaria con l’obiettivo di distruggere le persone scomode, in questo caso la sottoscritta, che non aveva mai fatto sconti sugli affari del Governatore Frattura, e il magistrato Fabio Papa, che stava indagando – per i doveri legati al suo ufficio e nessun’altra ragione – proprio sui suoi affari. Ma non è certamente questo l’oggetto del mio intervento. Intendo invece spostare l’attenzione su un altro lato oscuro della vicenda che non coinvolge la sottoscritta ma l’azienda Telemolise, il suo editore e i suoi dipendenti. Parlerò quindi della denuncia e non del processo. Il 17 dicembre del 2014 Paolo Di Laura Frattura deposita una denuncia alla Procura di Bari in cui sostiene che 14 mesi prima durante una cena avvenuta nella villetta del magistrato Fabio Papa era stato vittima di una brutale estorsione: “O fai una legge sull’editoria favorevole a Telemolise o ti distruggiamo”. Frattura non giustifica il ritardo biblico con cui espone i fatti, non giustifica cioè per quale motivo un’estorsione avvenuta nell’ottobre del 2013 fosse stata denunciata solo nel dicembre del 2014, ma porta come unico e solo testimone il suo sodale e amico avvocato Salvatore Di Pardo. E a sostegno di questo racconto inverosimile e contraddittorio presenta – come fosse un biglietto da visita – le carte e le intercettazioni del fascicolo di Campobasso, il cosiddetto “Sistema Iorio”, carte e intercettazioni denunciate sia da me che dal magistrato Papa per manipolazione delle intercettazioni telefoniche, falsi giudiziari, depistaggio e calunnia aggravata: “Manuela Petescia è una pericolosa criminale senza scrupoli”, lo ha scritto la Squadra Mobile di Campobasso, dunque il mio racconto è credibile. Come si è concluso il processo è cosa ormai nota, anche se in questa regione tutti fanno finta di nulla: assoluzione con formula piena, i fatti non sussistono, la storia era inventata. Ma non è questo il tema del mio intervento, come ho già detto, e voglio andare oltre. Ammettiamo pure che Fabio Papa e io fossimo due criminali e ci fossimo macchiati di un reato così osceno. Le domande sono: 1) perché consegnare un esposto dal titolo “Atto di denuncia querela con contestuale richiesta di sequestro”. 2) perché chiedere, come si legge testualmente, l’immediato sequestro dell’emittente televisiva Telemolise? È un’istanza selvaggia, disumana, di antica memoria fascista. Ammesso cioè che il direttore di una tv fosse un criminale, secondo Paolo Di Laura Frattura era necessario che ne pagassero le conseguenze anche tutti e 90 i dipendenti della televisione che non c’entravano nulla con la presunta cena. 90 padri e madri di famiglia che avrebbero dovuto perdere il proprio posto di lavoro per una denuncia che non solo è tardiva, contraddittoria e basata su fatti totalmente inventati – come la sentenza di piena assoluzione ha poi dimostrato – ma che per la prima volta vorrebbe imporre, esportare, estendere la responsabilità penale a 90 persone innocenti e ignare di tutto, punendole di un reato eventualmente commesso da altri: sequestrare la tv significava infatti chiuderla e mandare a casa tutti. È questo il lato oscuro della storia, il particolare che fa apparire Frattura nella sua luce più sinistra, e violenta, e svela quello che era il suo movente reale: radere al suolo Telemolise, sbarazzarsi dell’informazione scomoda, una volta per tutte, con un’accusa atroce e completamente inventata. È una vicenda orribile, questa, a prescindere dall’esito, a prescindere cioè perfino del verdetto di assoluzione piena nei confronti miei e di Fabio Papa emesso dal giudice Antonio Diella il 4 maggio scorso.

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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