Note biografiche inedite Mons. Tomaso Giannelli

EvidenzaNote biografiche inedite Mons. Tomaso Giannelli

Riceviamo e pubblichiamo il testo di Giuseppe Mammarella, Direttore Archivio Storico Diocesano di Termoli- Larino

Il ricordo di mons. Tomaso (con una sola emme) Giannelli, Vescovo di Termoli dal 1753 al 1768, è sempre molto vivo nella memoria dei termolesi. Operò intensamente lasciando una nutrita documentazione legata soprattutto alle sue tre ‘Visite Pastorali’ compiute in diocesi, le prime in assoluto a noi pervenute, che consentono di far luce sui vari aspetti storici della circoscrizione adriatica; di quelle effettuate dai suoi predecessori, non c’è traccia alcuna nell’Archivio Storico Diocesano. Risultano interessanti anche le sue cinque Relazioni ‘ad limina’ inviate a Roma. Sia le ‘Visite Pastorali’ che le ‘Relazioni’ sono state attentamente esaminate e date alle stampe dal compianto mons. Biagio D’Agostino. Nella Pentecoste del 1756 celebrò un Sinodo, menzionato da mons. D’Agostino nella descrizione della coeva ‘Relazione’, i cui atti, però, non ci sono giunti.

Il suo nome è particolarmente associato al rinvenimento delle spoglie mortali di San Basso, Patrono principale di Termoli e, insieme a San Pardo, anche dell’intera attuale circoscrizione ecclesiastica basso molisana, avvenuto il primo gennaio del 1761, oltre al lascito del suo prezioso manoscritto sulle ‘Memorie’ storiche di Termoli e diocesi, compilato negli ultimissimi anni di vita (1766-1768) e dato lodevolmente alle stampe dal Lions Club termolese nel 1986.

A lui, qualche decennio fa, fu intitolata un’area adiacente a quella di Piazza Duomo, nel cuore del centro storico.

Vide la luce a Vitulano, in Principato Ultra, alle h 8 del 26 maggio 1713 a mezzo dei coniugi Gaetano e Catarina Di Filippo ed al fonte battesimale della locale parrocchiale di San Pietro Apostolo gli furono imposti i nomi di Tomaso, Agustino, Giuseppe, Filippo.

Si laureò in utroque jure alla Sapienza di Roma e il 31 maggio 1738 fu ordinato sacerdote. Prima della sua ascesa all’episcopato, rivestì varie cariche sia a Roma che a Benevento, sua archidiocesi di origine. Per un privilegio concessogli dallo zio mons. Giovanni Giannelli, Vescovo di Alessano, in Terra d’Otranto, fu Protonotario apostolico.

Quest’ultimo, fratello del padre, contribuì notevolmente alla sua formazione. Pertanto, ritengo opportuno dare qualche informazione anche su di lui. Nacque a Vitulano nel gennaio 1660, ricevette l’ordinazione presbiterale nell’aprile 1711 e fu, dal 1718 alla morte, avvenuta nel gennaio 1743, Vescovo di Alessano, diocesi questa, soppressa a seguito del Concordato borbonico del 1818 ed inglobata in quella di Ugento (dal 1968 è sede titolare). Il nome di Giovanni Giannelli è particolarmente legato al noto Santuario di Santa Maria ‘De Finibus Terrae’, che nell’ottobre del 1990 è stato elevato alla dignità di ‘basilica’, situato a Santa Maria di Leuca. Qui c’è un artistico pulpito in pietra leccese finemente decorata, che presenta, tra l’altro, il suo stemma identico a quello del nipote Tomaso.

Tornando al Personaggio di cui mi sto occupando, c’è da aggiungere che, come lui stesso sottolinea nelle sue ‘Memorie’, “dall’Arcivescovo di Tiro (Giovanni) Andrea Tria fu proposto a Mons. Arginuellieres Auditore della S. M. di Benedetto XIV, e nel dì 12 marzo 1753 all’età sua di anni quaranta fu eletto Vescovo”. Sei giorni dopo fu nominato Assistente al Soglio Pontificio e consacrato in Roma, nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, dal Cardinale Francesco Landi, con l’assistenza di mons. Giovanni Andrea Tria, allora Arcivescovo titolare di Tiro e mons. Nicola Saverio Santamaria, Vescovo titolare di Cyrene. Giunse a Termoli il 17 maggio seguente.

Va precisato che mons. Giovanni Andrea Tria fu indicato più volte da mons. Giannelli come “mio carissimo amico”. Il Tria fu Vescovo di Larino dal 1726 al 1741, anno della sua nomina ad Arcivescovo di Tiro, nonché autore delle note ‘Memorie Storiche Civili ed Ecclesiastiche della Città e Diocesi di Larino, Metropoli degli Antichi Frentani…’, pubblicate a Roma nel 1744.

Nella risposta fornita dalla competente Congregazione della Santa Sede all’ultima ‘Relazione’ (quella del 1765) si rileva che “Mons. Giannelli […] protestandosi cagionevole, e perciò non potendo personalmente visitare li Sacri Limini (tombe dei Santi Pietro e Paolo n. d. a.), dà il seguente ragguaglio dello Stato della sua Chiesa. Alla Divina misericordia attribuisce che nell’anno 1763 = la Città e otto Terre di sua Diocesi non penuriassero di Pane, e non provassero conseguentemente li funesti effetti della Carestia, di modo che veruno morì dalla Fame, non ostante che fosse esorbitantemente cresciuto il numero dei Poveri, tanto che non si trovò Monsignore in necessità di vendere la propria suppellettile, e vasi sacri, conforme era accaduto ad altri Vescovi del Regno […]”.

Tra le altre informazioni che si notano nello stesso documento figura anche quella che segue: “Per ornamento dell’Altar maggiore della Cattedrale ha speso (mons. Giannelli) più di 300 = ducati, impiegati nella compra di Croce, fiori e candelieri di ottone. Ha fatto il pavimento di mattoni in due stanze contigue al Presbiterio, ed in una di queste ha fabricata la volta, e ristorate le pareti, nelle quali stanze sarebbonsi anche fatti gl’Armari, se le rendite della Chiesa non fossero state applicate in perfezionare altro contratto utilissimo alla medesima Chiesa, ed approvato dal Regio Secretario della Milizia per la costruzione di un edifizio in servigio della Squadra di Cavalleria, la quale da undici anni a questa parte, suole in tal luogo prendere li suoi Quartieri, col pagare l’annuo affitto di ducati 150 = […]”. Aggiunge, poi, che “le Chiese Parrocchiali di Collenino (Guglionesi), e Montecilfoni già rovinate, ora sono del tutto ristorate, e terminate […]”.

Per i tre argomenti descritti e per altri contenuti nella stessa ‘Relazione’, i responsabili del Dicastero vaticano così si espressero: “merita Monsignore li più particolari elogi”.

Di mons. Tomaso Giannelli, non si conserva purtroppo alcuna effige storica. Il ritratto custodito nella sacrestia della cattedrale di Termoli, realizzato in epoca contemporanea, è frutto dell’immaginazione dell’artista.

Tra il rimpianto generale, tornò alla Casa del Padre l’11 novembre 1768 e fu sepolto in cattedrale.

 

Giuseppe Mammarella

Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino

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