Ci sono ferite che il tempo non riesce a rimarginare. Ci sono date che non diventano mai passato. Il 31 ottobre 2002 è una di queste.
Alle 11.32, ancora una volta, il silenzio di San Giuliano di Puglia è stato spezzato da trenta rintocchi di campana. Trenta colpi al cuore, uno per ciascuna vita spezzata da quel terremoto. Ventisette bambini, la loro maestra Carmela e altre due donne. Sogni interrotti, abbracci mai più restituiti, famiglie alle quali è stato strappato il futuro.
Una commemorazione intensa e carica di emozione, alla presenza delle istituzioni e di tanti bambini, la benedizione al cimitero da padre del vescovo Claudio Palumbo. Poi il corteo ha raggiunto il Parco della Memoria, proprio lì dove un tempo sorgeva la scuola Jovine, crollata il giorno del terremoto, un luogo che custodisce una ferita profonda, dove ogni passo, ogni fiore e ogni silenzio hanno raccontato il peso di un’assenza impossibile da colmare.
Ventiquattro anni dopo, quei rintocchi non sono stati soltanto memoria: sono stati dolore, amore e rispetto. Quei bambini non sono soltanto nomi da ricordare, ma vite che avrebbero dovuto fiorire.
San Giuliano si è fermata. Si è stretta alle famiglie, ha custodito i suoi Angeli e rinnovato un impegno che non può conoscere scadenza: mai più tragedie simili, mai più vite sacrificate.



