Polemica tra Costruire Democrazia e l’Asrem per un video in arabo. A sollevare il caso è il coordinatore regionale del movimento politico, Andrea Montesanto, con questa nota:
“Ma te lo devo dire in arabo?Un’espressione utilizzata spesso quando le parole sembrano non bastare più per farsi comprendere. Ecco, probabilmente qualcuno ai vertici dell’ASReM deve aver preso questo detto un po’ troppo alla lettera. Mentre da anni la sanità pubblica molisana è al collasso, l’Azienda sanitaria regionale ha pensato bene di pubblicare video informativi in lingua araba. D’altronde, forse il problema della sanità molisana è sempre stato questo…
«Non ci siamo capiti!»
E allora chissà, magari cambiando lingua riusciremo finalmente a comprendere qualcosa in più di quello che sta accadendo alla nostra sanità pubblica…
O forse è proprio questo il messaggio che, involontariamente, ci stanno trasmettendo: «L’incomprensione tra cittadini e istituzioni continuerà a essere il nostro presente e, probabilmente, anche il nostro futuro».
Parliamo di una regione che vive da 17 anni sotto commissariamento sanitario. Una regione con disavanzi milionari, carenze di personale, ospedali in difficoltà, reparti a rischio di chiusura e servizi che potrebbero essere ridimensionati.
Una regione nella quale ai cittadini non viene garantito il diritto alla salute.
E in questo contesto, mentre la sanità molisana sembra crollarci addosso, l’ASReM si mette a fare video in lingua araba.
Ora, vorrei capire quale sia concretamente il senso di questa iniziativa.
Secondo le elaborazioni dei dati ISTAT al 1° gennaio 2025, in Molise risultavano solo alcune centinaia di residenti cittadini di nazionalità marocchina, tunisina ed egiziana. Un dato che non indica nemmeno quanti di loro parlino già italiano (come spesso accade)
Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere il numero dei potenziali destinatari, quanti siano già in grado di comprendere le informazioni in italiano e quali valutazioni abbiano portato l’ASReM a realizzare questo contenuto.
E soprattutto, sarebbe utile capire quanto è costato…
Approfondendo il tema, emerge un’altra questione che, considero difficile da comprendere.
L’ASReM ha destinato circa 170mila euro a un piano di comunicazione proprio qualche tempo fa.
E sapete per fare cosa?
Per rinnovare la propria immagine, puntando su una comunicazione più moderna e dinamica.
Reel, shorts, video, podcast e contenuti multimediali da diffondere sui social network.
Stiamo parlando dell’Azienda sanitaria regionale del Molise.
Quella che dovrebbe garantire visite mediche, esami diagnostici, assistenza, ospedali funzionanti e servizi sanitari efficienti.
E sinceramente, davanti ai problemi che affrontiamo quotidianamente, leggere che si investono risorse pubbliche per l’immagine dell’Azienda, producendo reel e podcast, mi lascia davvero incredulo.
Dobbiamo seguire le puntate della sanità molisana?
Magari mettere un like, condividere un reel e aspettare il prossimo episodio, mentre per una visita specialistica c’è chi deve aspettare mesi oppure mettere mano al portafoglio?
Mi viene quasi da sorridere, se non fosse che stiamo parlando di una questione drammaticamente seria.
E allora vorrei rivolgere una domanda molto semplice ai vertici dell’ASReM:
Ma invece di preoccuparvi della vostra immagine, perché non provate a migliorare concretamente i servizi che siete chiamati a garantire?
Invece di pensare ai video in lingua araba, ai reel e ai podcast, perché non concentrate le vostre energie e risorse per garantire a tutti i molisani la possibilità di curarsi, in tempi ragionevoli, senza essere costretti a rivolgersi continuamente alla sanità privata o a strutture fuori regione?
E sapete quale sarebbe la conseguenza?
Che non avreste nemmeno bisogno di investire per migliorare la vostra immagine.
Un’Azienda sanitaria che funziona, che garantisce prestazioni in tempi accettabili, che mantiene aperti e operativi i propri reparti, che risponde alle esigenze dei pazienti, migliora automaticamente anche la propria reputazione.
Non servirebbe inventarsi nulla.
Non servirebbe convincere i cittadini.
Sarebbero i risultati a parlare da soli.
Naturalmente non sostengo che eliminando qualche video o rinunciando a un podcast si possano risolvere i problemi accumulati in decenni.
Ma proprio perché i problemi sono enormi, anche le scelte apparentemente più piccole raccontano molto del modo in cui vengono stabilite le priorità.
Ed è questo che mi preoccupa.
Perché dietro ogni decisione amministrativa dovrebbe esserci una valutazione delle necessità, delle urgenze e dell’utilità delle risorse impiegate.
E quando vedo una sanità pubblica che rischia di perdere servizi essenziali, mentre si investono 170mila euro per un piano di comunicazione , non posso fare a meno di interrogarmi sulla scala delle priorità utilizzata dai vertici aziendali.
Non abbiamo bisogno di trasformare la sanità pubblica in un prodotto da promuovere sui social.
Abbiamo bisogno di garantire alle persone il diritto di curarsi.
La migliore pubblicità per la sanità pubblica è una sanità pubblica che funziona… e non servirebbe neanche dirlo in arabo”.
A Costruire Democrazia replica l’Asrem con la seguente nota:
“In riferimento alle dichiarazioni dell’esponente Costruire Democrazia, Andrea Montesanto, su un podcast realizzato in lingua araba si specifica quanto segue: il video è rivolto ad una fascia di popolazione che vive in regione, interviene l’ASReM.
Entrando nel merito delle scelte contestate, è bene partire da un dato di fatto: l’iniziativa di realizzare contenuti informativi in lingua straniera è stata particolarmente apprezzata da chi vive sul campo la realtà dell’integrazione e della salute pubblica. La scelta della lingua araba non è un vezzo comunicativo, ma una necessità legata a servizi reali e che funzionano benissimo sul territorio.
È il caso questo degli ambulatori di prossimità e dello sportello sociale, inseriti nel progetto PNES (Programma Nazionale Equità nella Salute). Si tratta di presidi pensati e rivolti soprattutto a persone straniere e a fasce vulnerabili che spesso, a causa delle barriere linguistiche e culturali, non sanno a chi rivolgersi.
Se un servizio esiste per intercettare i bisogni di salute e prevenire patologie trascurate, deve necessariamente farsi comprendere da chi ne ha bisogno; diversamente, risulterebbe inaccessibile. Portare la comunicazione dove c’è il bisogno reale è il modo migliore per fare prevenzione e alleggerire la pressione sui canali tradizionali.
Pertanto, ancora una volta, viene dato spazio ad una polemica che a tratti pecca di ‘razzismo’, perché se anche il video fosse rivolto ad una ristretta (ma così non è) cerchia di destinatari, avrebbe comunque una utilità.
Per poter chiarire meglio le idee: il podcast in lingua araba segue quello in italiano, ed ne anticipa altri che verranno registrati in inglese e francese. Attività rientrante nel piano di comunicazione attuale dell’ASReM (che ha una validità di 731 giorni e che vede impegnato un network di professionisti molisani).
Credendo pertanto nella profonda importanza della comunicazione e nel racconto reale dello stato dei fatti si rimarca che “INFORMARE CON PRECISIONE E’ L’UNICO ANTIDOTO ALLE POLEMICHE E ALLE CRITICHE INFONDATE”




