Se i dati nazionali sullo spopolamento in Italia sono preoccupanti, quelli del Molise sono allarmanti. Il report Istat 2025, appena pubblicato, sugli indicatori demografici, offrono una fotografia della regione che dovrebbe far riflettere sul futuro stesso del Molise: tra le regioni del Mezzogiorno è seconda per calo demografico: la Basilicata registra un -9 per mille, il Molise -6,5 per mille. A livello nazionale le nascite sono state 355mila, i decessi quasi il doppio, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. In Molise il tasso scende a 1,02 figli per donna, seconda regione più bassa d’Italia dopo la Sardegna. A completare il quadro, il saldo migratorio interno del Molise è tra i più negativi del Paese.
Una tendenza iniziata da anni senza inversioni di rotta significative.
«Questi numeri non ci sorprendono ma nemmeno ci lasciano indifferenti- questo il commento di Gianni Ricci, Segretario Generale della UIL Molise- Il Molise continua a perdere popolazione, i giovani se ne vanno, non nascono bambini perché non ci sono le condizioni per costruire qui una prospettiva di vita. È una crisi demografica che è anche una crisi economica, sociale e di prospettiva. E le istituzioni non possono continuare a registrarla senza agire”.
I lavoratori e i cittadini molisani chiedono al sindacato di portare queste problematiche con determinazione davanti alle istituzioni- denuncia Ricci- chiedendo alla Regione, al Governo e a tutte le parti coinvolte risposte concrete: I dati ISTAT non sono numeri astratti, ma persone che partono, famiglie che non si formano, comunità che si spengono. Su questo non è più accettabile il silenzio. Servono politiche per il lavoro di qualità, servizi adeguati per le famiglie, strumenti reali per trattenere i giovani e invertire questa spirale.



