Joshua di Carlo, 23 anni di Campodipietra, è stato trovato morto, in cella, nel carcere di Ascoli Piceno il 24 febbraio. Avrebbe dovuto scontare ancora poco prima uscire. L’autopsia sul suo corpo è stata eseguita il 2 marzo. Ad oggi, però, la salma non è stata ancora dissequestra. Nessun funerale, ancora. Gli inquirenti vogliono capire se davvero sia stato un suicidio (tra le ipotesi l’ingestione di farmaci), o se dietro ci fosse altro. Interrogativi e dubbi che la famiglia del giovane ha sollevato sin dall’inizio e che i due legali ai quali si è affidata, Silvio Tolesino e Valentina Puca, hanno formalizzato, con diversi elementi a supporto, alla Procura marchigiana che indaga. Entro i primissimi giorni di giugno scadono i termini per la consegna dei risultati dell’autopsia. Tolesino e Puca hanno nominato loro consulenti. Un anatomopatologo è stato chiamato ad analizzare campioni dell’esame autoptico, ma ci vorrà almeno un mese per le risposte e anche uno studio esterno dovrà valutare altri elementi biologici. Perché il ragazzo aveva quei segni sulla parte superiore della faccia? Dall’autopsia pare sia emerso altro per cui si è resa necessaria un’analisi più approfondita, questo trapela in via non ufficiale. Gli inquirenti mantengono il riserbo sull’inchiesta, delicata. Gli avvocati della famiglia di Joshua hanno messo nero su bianco diversi aspetti su cui, dicono, occorre fare piena luce. Ci sono quei messaggi, quelle tracce scritte in cui il ragazzo parlava di un clima, in carcere, per lui pericoloso, di presunte sopraffazioni diventate insostenibili. Joshua Di Carlo sarebbe uscito presto dal carcere, mancava poco e a più riprese aveva anche manifestato l’idea di voler riprendere in mano la sua vita, di voler cambiare rispetto al passato.



