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lunedì, Giugno 15, 2026

Sanità: verso un nuovo baratro!

EvidenzaSanità: verso un nuovo baratro!

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma del presidente del Comitato San Timoteo, Nicola Felice:

“Ci troviamo di nuovo a richiamare l’attenzione delle istituzioni, della politica regionale e nazionale e dell’opinione pubblica su un tema che può incidere in modo molto pesante sul futuro della sanità molisana: la proposta di legge, depositata alla Camera, del Sottosegretario Francesco Paolo Sisto e di Mario Balzanelli presidente della Società Italiana Sistema 118 (SIS) di riorganizzazione del servizio 118 e l’applicazione di standard nazionali che, se trasferiti automaticamente sul nostro territorio, rischiano di trasformarsi in un nuovo fattore di penalizzazione per il Molise. Non si tratta di una polemica pregiudiziale. Si tratta invece di una preoccupazione concreta, maturata alla luce di ciò che il Molise ha già vissuto in questi anni con l’applicazione di parametri sanitari pensati per realtà profondamente diverse dalla nostra. Il riferimento non può che essere al DM 70/2015, il decreto sugli standard ospedalieri che continua ancora oggi a produrre effetti critici sul sistema regionale e sui nostri presidi sanitari. È per questo che il Comitato sente il dovere di lanciare un allarme chiaro: non possiamo permettere che quanto già accaduto con la rete ospedaliera si ripeta ora con la rete dell’emergenza territoriale. Nel 118 il fattore tempo è decisivo e ogni scelta sbagliata si traduce in minore sicurezza per i cittadini e, nei casi più gravi, in una riduzione concreta delle possibilità di salvezza. Il punto non è contestare gli standard in sé. È giusto che il sistema dell’emergenza-urgenza abbia criteri di efficienza, uniformità e qualità. Ma gli standard devono essere realistici e coerenti con il territorio in cui vengono applicati. Se così non è, da strumenti di tutela rischiano di diventare strumenti di ingiustizia istituzionale. Il Molise con: 136 comuni, 292.000 circa di residenti e una densità abitativa di circa 67 abitanti per chilometro quadrato, è il caso più evidente di questa possibile distorsione. Questo comporta costi organizzativi più alti, tempi di percorrenza più lunghi e maggiori difficoltà nel garantire gli stessi livelli di risposta che possono essere richiesti in regioni più popolose, più urbanizzate e meglio collegate. A ciò si aggiungono criticità strutturali che in Molise sono note da tempo: dissesto idrogeologico, frane, vulnerabilità della rete viaria, collegamenti interni lenti e difficili. È un dato di fatto, inoltre, che la regione non dispone di veri assi autostradali interni né di grandi arterie a quattro corsie tali da assicurare spostamenti rapidi e sicuri per i mezzi di soccorso. Per questa ragione non è serio pensare di applicare al Molise, in maniera automatica, standard come postazioni del 118 ogni 60.000 abitanti, l’arrivo del mezzo di soccorso entro 8 minuti in area urbana e 20 minuti in area extraurbana. Quei valori richiamati nei testi di riforma del 118, in vaste aree del Molise non sono rispettabili se non si aumentano postazioni, mezzi medicalizzati e personale. Se si fissano standard uniformi, allora bisogna anche mettere il Molise nelle condizioni di poterli raggiungere. Altrimenti si crea l’ennesima contraddizione: obiettivi alti sulla carta e strumenti inadeguati nella realtà, con il risultato di scaricare su operatori e cittadini il peso di un sistema che non può funzionare! Il nostro timore nasce anche dalla situazione attuale del 118 molisano: carenza di medici, con la difficoltà di coprire stabilmente le postazioni e riduzione della medicalizzazione in diverse sedi. E’  che con i nuovi standard, senza un piano straordinario di rafforzamento, crescono le criticità. Questo tema non può essere separato da ciò che sta accadendo anche con il Programma Operativo 2026-2028 della sanità molisana in itinere. Proprio il precedente del DM 70/2015 dimostra che parametri nazionali applicati rigidamente in un territorio fragile come il nostro hanno prodotto effetti negativi sia per le prestazioni sanitarie che sui bilanci economici: dopo 17 anni il Molise è ancora Commissariato e in Piano di rientro del debito prodotto. Basti pensare, tra le previsioni del Programma Operativo 2026-2028 adottato dalla struttura commissariale, alla disattivazione del laboratorio di emodinamica nell’ospedale San Timoteo,indebolendo ulteriormente il presidio di Termoli, con conseguenze che riguardano direttamente anche la rete dell’emergenza-urgenza. Il collegamento è evidente. Un sistema 118 efficiente non dipende soltanto dal numero delle ambulanze o dalla presenza di una postazione sul territorio. Dipende anche dall’esistenza, entro tempi ragionevoli, di strutture ospedaliere in grado di prendere in carico le patologie tempo-dipendenti. Se si indebolisce un presidio strategico come il San Timoteo e nello stesso tempo si pretende di imporre standard più rigidi sul 118, si crea un sistema incoerente: si chiede rapidità al soccorso territoriale ma si allontana o si riduce il punto di cura decisivo. Come Comitato San Timoteo di Termoli abbiamo già presentato osservazioni formali alla struttura commissariale sul Programma Operativo 2026-2028 e abbiamo dato mandato agli avvocati di tutelare nelle sedi competenti il diritto del territorio a mantenere servizi essenziali, a partire dall’emodinamica. Si tratta di una battaglia che non riguarda un singolo reparto o un interesse localistico. Riguarda il diritto dei cittadini del basso Molise e dell’intera regione ad avere una rete sanitaria coerente con la geografia del territorio e con il principio di uguaglianza nell’accesso alle cure. È per questo che la discussione sul 118 va affrontata in modo organico. Non è un dossier separato dal resto della sanità. Se si adottano standard ospedalieri che portano al ridimensionamento di servizi strategici e, nello stesso tempo, standard del soccorso territoriale che non tengono conto delle criticità del Molise, il risultato è una doppia penalizzazione: meno punti di cura e più difficoltà nel raggiungerli in tempo utile. In questo quadro il Comitato torna a ribadire anche la necessità del cosiddetto Decreto Molise. Come è stato più volte ricordato pubblicamente, la richiesta di un provvedimento straordinario nazionale capace di introdurre deroghe alle rigidità del DM 70/2015 è stata sostenuta dal Comitato ed è stata raccolta nel 2022 anche nel confronto con i candidati alle elezioni politiche. A oggi, tuttavia, quel decreto è ancora atteso! E questa attesa pesa enormemente su ogni ragionamento serio sul futuro della sanità regionale. Senza una disciplina speciale per una regione piccola, fragile e commissariata come il Molise, ogni nuova riforma rischia di essere assorbita dentro criteri standardizzati che non tengono conto della nostra condizione reale. Per il Comitato, una riforma seria del 118 in Molise deve partire da alcuni punti essenziali. Anzitutto serve una mappatura reale dei tempi di percorrenza, comune per comune, tenendo conto delle condizioni effettive della viabilità, delle aree soggette a dissesto, della stagionalità e della distanza dai presidi realmente in grado di trattare le emergenze tempo-dipendenti. In secondo luogo, occorre rafforzare le postazioni e aumentare i mezzi di soccorso avanzato. In Molise non può diventare normale fondare la rete su mezzi non medicalizzati o su postazioni chiamate a coprire territori troppo estesi e difficili. In terzo luogo, bisogna affrontare con serietà il problema del personale. La carenza di medici, infermieri e autisti-soccorritori non può essere gestita solo con misure tampone. Serve un piano straordinario di reclutamento, incentivazione e stabilizzazione del personale dell’emergenza-urgenza. Infine, è indispensabile una piena integrazione tra rete territoriale e rete ospedaliera. L’emodinamica del San Timoteo non è una questione marginale: è un nodo fondamentale della catena del soccorso cardiologico per Termoli, per il basso Molise e per una parte significativa della costa. Da tutto questo discende una conclusione semplice ma netta. Il Molise non ha bisogno di standard solo formali, di tabelle perfette sulla carta e impraticabili nella realtà. Ha bisogno di una sanità costruita sui bisogni dei cittadini, sulla conformazione del territorio, sulla distribuzione dei comuni, sulla fragilità della viabilità e sulle conseguenze del dissesto idrogeologico. Prevenire è meglio che curare. Significa intervenire prima che anche la riforma del 118 si trasformi in un altro baratro per il Molise, come già è accaduto con gli effetti del DM 70/2015 sulla rete ospedaliera. Significa evitare che parametri apparentemente neutri colpiscano ancora una volta i territori più deboli e meno attrezzati. Il Comitato San Timoteo di Termoli continuerà a svolgere il proprio ruolo con responsabilità e fermezza: informare i cittadini, avanzare proposte, presentare osservazioni, sostenere le iniziative istituzionali utili e promuovere ogni azione necessaria a tutela del diritto alla salute del territorio. Su questo terreno serve una mobilitazione larga, seria e consapevole. Non è una questione di parte, ma una questione di giustizia territoriale e di tutela dei cittadini. Per questo il Comitato chiede che anche sulla riforma del 118 si apra un confronto pubblico vero, nelle sedi istituzionali e politiche competenti, e che il Governo dia finalmente una risposta sul Decreto Molise, oggi più necessario che mai.”

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