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martedì, Gennaio 13, 2026

Arbitraggio italiano sotto accusa, inibito il presidente Zappi. Le news

EvidenzaArbitraggio italiano sotto accusa, inibito il presidente Zappi. Le news

Il Tribunale Federale Nazionale ha inflitto 13 mesi di inibizione al presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, accogliendo integralmente la richiesta avanzata dalla Procura FIGC guidata da Giuseppe Chiné. Una decisione pesante, immediatamente esecutiva, che apre ora uno scenario di profonda incertezza ai vertici dell’organizzazione arbitrale italiana. Zappi era stato deferito con l’accusa di aver esercitato pressioni sugli ex responsabili delle Commissioni arbitrali di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, affinché rassegnassero le dimissioni dai rispettivi incarichi. Dimissioni ritenute funzionali al riassetto degli Organi Tecnici deciso dal nuovo Comitato Nazionale AIA eletto nel dicembre 2024. Secondo la Procura, tali condotte avrebbero violato i doveri di lealtà, probità e correttezza previsti dall’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva; una ricostruzione sempre respinta dal presidente AIA, che ha rivendicato la piena legittimità delle proprie azioni, collocate – a suo dire – nell’alveo dell’autonomia tecnica e organizzativa riconosciuta all’Associazione.

Respinto il tentativo di patteggiamento proposto dalla difesa, il TFN ha sposato in toto l’impianto accusatorio. La sanzione comporta l’immediata sospensione di Zappi, con la gestione dell’AIA affidata al vicario Francesco Massini, in attesa del secondo grado di giudizio davanti alla Corte d’Appello federale. Un passaggio decisivo, perché l’eventuale conferma anche parziale della sanzione potrebbe portare alla decadenza definitiva dalla carica, aprendo la strada a nuove elezioni o al commissariamento (condizione più probabile al momento).

Ma al di là del singolo caso, questa vicenda fotografa un sistema che mostra crepe sempre più evidenti. La giustizia sportiva interviene con decisione sui vertici, ma il vero problema resta irrisolto: la crisi strutturale della classe arbitrale. La stagione di Serie A in corso è probabilmente la peggiore degli ultimi anni, nonostante il supporto tecnologico del VAR. Errori gravi, interpretazioni incoerenti, perdita di autorevolezza e di fiducia: segnali di un modello che non regge più. È legittimo intervenire con sanzioni e procedimenti quando emergono criticità o violazioni delle regole. Ma non può essere l’unica risposta. Il vero nodo resta la necessità di riformare un sistema arbitrale che oggi appare strutturalmente superato, ancorato a logiche del passato e incapace di produrre risultati adeguati al calcio moderno. Senza un ripensamento profondo dei modelli organizzativi, della formazione, dei criteri di valutazione e delle responsabilità, i procedimenti disciplinari rischiano di restare interventi isolati, privi di effetti concreti. Il calcio italiano ha bisogno di un sistema arbitrale nuovo, credibile e trasparente; altrimenti continuerà a correggere i singoli episodi, lasciando intatto un impianto che non funziona più.

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