Era l’otto marzo di cinque anni fa, a Termoli e nel Basso Molise la Guardia Finanza su ordine del Gip di Larino eseguì sette ordinanze di misura cautelare per traffico di droga, spaccio e tentata estorsione. In carcere finirono anche ragazzi giovanissimi e si ipotizzava un rifornimento di droga dalla Puglia che poi veniva piazzata a Termoli e in Basso Molise. A cinque anni di distanza si chiude il processo per alcuni di loro. Ieri in tribunale a Larino l’udienza dibattimentale in cui il pubblico ministero ha chiesto una condanna a cinque anni di reclusione. Il giudice Tiziana Di Nino invece ha assolto tre imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”. Si tratta dei termolesi Lorenzo Pistillo e Riccardo Lanzone, e di Nicolino Rinaldi di Bonefro, difesi rispettivamente da Joe Mileti, Nicolino Cristofaro e Michele Liguori. Un altro imputato è deceduto in questi anni, mentre altri hanno seguito la strada del rito abbreviato come Alessandro Marchesani, ritenuto all’epoca dagli inquirenti la mente e il braccio operativo del gruppo e sui cui pesava anche l’accusa di tentata estorsione per i metodi con cui pretendeva il pagamento dei debiti dai tossicodipendenti e in particolare da una donna. Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Termoli, basate su intercettazioni e filmati, si spacciava soprattutto in stazione e in piazza Bega. Proprio quelle intercettazioni però durante il processo sono state smontate dagli avvocati. Le registrazioni telefoniche si fermavano a due anni prima degli arresti, tempo durante il quale, avevano fatto notare gli avvocati durante gli interrogatori, alcuni indagati avevano iniziato un percorso di recupero e altri avevano trovato anche un lavoro.



