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sabato, Maggio 9, 2026

Intitolazione auditorium, Lelio Di Tullio: “Meriti e rispetti da riconoscere”

AttualitàIntitolazione auditorium, Lelio Di Tullio: "Meriti e rispetti da riconoscere"

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Lelio Di Tullio, musicista, docente ed ex direttore del Conservatorio di Campobasso, in merito all’intitolazione dell’auditorium musicale nel capoluogo

di Lelio Di Tullio*

La storia dell’Auditorium: i meriti e il rispetto da riconoscere

In riferimento all’intitolazione, da parte dell’Amministrazione comunale di Campobasso,
dell’Auditorium di “Città nella città” a don Nicola Vitone, il mio interesse non nasce tanto
dall’ennesimo “dispetto” rivolto al Conservatorio, che aveva indicato in Nuccio Fiorda – certamente più titolato – il nome cui dedicare la struttura, quanto dal fatto che questa città sembri rifuggire sistematicamente la propria memoria, disconoscendo i propri figli e la propria storia. Per questo ritengo utile ricostruire la vicenda di questo auditorium: come è nato, come è stato completato e grazie a chi. Ciò rende ancora meno comprensibile la scelta dell’attuale Amministrazione comunale, che in tale percorso non ha avuto alcun merito e, a mio avviso, neppure specifiche competenze per assumere simili decisioni.

Correva l’anno 2013. Sindaco di Campobasso era Gino Di Bartolomeo e io ero stato appena
nominato Direttore del Conservatorio. Avevo appreso dell’esistenza di un auditorium incompiuto nel complesso “Città nella città”, recentemente costruito e ceduto al Comune dalla ditta Di Biase a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Mi recai dal Sindaco, accompagnato dal collega Antonio Iafigliola, per avviare l’iter di una convenzione che consentisse al Conservatorio di colmare un grave ritardo rispetto ad altre istituzioni analoghe, tutte dotate di auditorium più grandi e più adeguati della piccola sala concerti che avevamo – e abbiamo tuttora – presso la sede Ex Orfani di Guerra. Il Sindaco mi ricevette e, alla mia richiesta, rispose con una domanda: “Perché, ve lo volete
comprare?”. Alla mia sorpresa aggiunse: “Lo vendiamo a 800.000 euro”. Lo salutai comprendendo che non ci eravamo intesi.

L’anno successivo riproposi la questione al nuovo Sindaco, Antonio Battista, trovando maggiore apertura. Mi spiegò che la struttura, con circa 250 posti, non era ritenuta strategica per la città, poiché la Giunta puntava a un contenitore più capiente, ipotizzando il recupero dell’ex Cinema Ariston. Tuttavia, poiché il Comune non era riuscito a vendere l’immobile, mi disse che, se il Conservatorio fosse riuscito a reperire i fondi per completarlo, sarebbe stato favorevole a una convenzione che ne affidasse la gestione al Conservatorio, riservando alcune giornate al Comune. Chiesi allora un sopralluogo. Mi furono consegnate le chiavi e ricordo ancora lo scoramento: c’erano soltanto opere murarie grezze e appena abbozzate. Nessun impianto, nessun arredo. Per immaginarlo come auditorium occorrevano molta fantasia e altrettanta determinazione.

Mi rivolsi poi anche all’assessore regionale ai lavori pubblici Pierpaolo Nagni, che mi promise attenzione, pur in assenza di linee di finanziamento immediate. L’occasione arrivò con il D.M. MEF-MIUR n. 57854 del 6 aprile 2018, che consentiva agli Istituti AFAM di contrarre mutui con ammortamento interamente a carico dello Stato, finalizzati alla costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico delle strutture destinate alle attività istituzionali. Con l’allora presidente del Conservatorio, il dott. Eliodoro Giordano, decidemmo di partecipare al bando sia per il nuovo auditorium sia per l’adeguamento sismico e l’abbattimento delle barriere architettoniche della sede Ex Orfani di Guerra.

Va ricordato che si trattava di un bando-concorso che richiedeva, già in fase di domanda, un progetto definitivo e le relative convenzioni. Le difficoltà furono enormi, soprattutto burocratiche e temporali: per l’auditorium avevamo appena 120 giorni per completare un iter assai complesso, con scadenza al 6 febbraio 2019. Acquisimmo il progetto già esistente dell’architetto Nicola Guglielmi – non senza polemiche da parte dell’Ordine degli Architetti, ma con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato – ottenemmo la convenzione dal Comune, sottoscritta il 3 gennaio 2019, e grazie anche all’aiuto dell’ingegnere Leone Martino, professionista di grandi capacità che il Covid ci ha strappato troppo presto, riuscimmo a presentare la domanda nei termini.

Ricordo ancora la Conferenza dei Direttori dei Conservatori italiani, dove molti mi chiesero come fossimo riusciti a concorrere su entrambe le linee di finanziamento, considerate le enormi difficoltà tecniche. La soddisfazione fu immensa quando ottenemmo i fondi per entrambi gli interventi: unica istituzione AFAM in Italia a vincerli tutti e due, superando realtà con ben altra storia, tradizione e peso politico.

Terminato il mio secondo mandato da Direttore, non ne seppi più nulla, né dal Conservatorio – dove tuttora insegno – né dall’Amministrazione comunale, fino a poche settimane fa quando Giovanni Mascia mi ha interpellato, e di questo lo ringrazio. Eppure, senza la perseveranza e l’abnegazione del sottoscritto e, successivamente, del dott. Giordano, oggi staremmo ancora discutendo di un cantiere incompiuto messo in vendita a 800.000 euro.

E dunque a chi intitolare questo auditorium? A mio modesto avviso, vi sono musicisti molisani dal curriculum ben più rilevante di don Vitone. Certamente Nuccio Fiorda, ma anche, restando ai campobassani, Tito Mattei ed Erennio Gammieri. Quest’ultimo fu Maestro Concertatore a San Pietroburgo, in un’epoca in cui a quella corte affluivano i migliori musicisti del mondo: un personaggio, dunque, di indiscusso spessore.

Infine, rilancio una proposta ulteriore: perché non avviare anche l’iter per modificare l’intitolazione del Conservatorio “Lorenzo Perosi”, attribuita per interessamento del Vaticano, a favore di un musicista maggiormente legato al territorio? Il Conservatorio di Palermo, nel 2018, ha cambiato la propria denominazione passando dal catanese Vincenzo Bellini al palermitano Alessandro Scarlatti, proprio per maggiore coerenza territoriale. Servirebbe un nuovo Statuto: non semplice, certo. Ma neppure semplice fu reperire i fondi per l’auditorium. Sono sfide che chi ama il territorio affronta con visione, capacità e persino un pizzico di follia. Qualità che paiono del tutto assenti nei protagonisti di oggi, capaci soltanto di decisioni come quella di cui discutiamo: modeste nella forma e povere nella sostanza.

*Musicista, docente ed ex direttore del Conservatorio di Campobasso

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