di Manuela Petescia*
Armi chimiche, laboratori sofisticati, scenari da delitto perfetto. È il linguaggio con cui a volte la cronaca trasforma le ipotesi in verità, prima ancora che a parlare siano le indagini.
Eppure, la realtà molto spesso si rivela diversa.
Chi conosce davvero la materia sa che l’intossicazione acuta da ricina non esclude un evento accidentale, anzi: la letteratura scientifica più accreditata segnala come la grande maggioranza dei casi sia proprio accidentale, quasi sempre legata alla masticazione o alla frantumazione dei semi di ricino, soprattutto da parte di bambini.
Solo una minoranza dei casi esaminati è intenzionale, e riguarda avvelenamenti criminali o suicidi.
I semi del ricino, simili a piccoli fagioli, in passato sono stati schiacciati e usati come veleno rudimentale per topi e talpe. Nessuna sofisticazione, insomma, una tossicità naturale ben nota.
Nel caso di Pietracatella il fatto accidentale al momento sembra improbabile ma non è affatto impossibile.
Sono informazioni aggiuntive, queste, che nulla tolgono alle indagini sul caso di Pietracatella (che procedono e devono procedere fino al raggiungimento della verità), ma che molto insegnano invece sulla inutilità dei giudizi frettolosi e dei commenti giustizialisti: nessuna pista può essere esclusa, e nessuno deve dimenticare che dietro tutto questo parlare, dietro tutto questo rincorrersi di ipotesi, c’è una tragedia vera, la morte di una giovane donna e di una ragazzina di appena quindici anni.
E se queste ipotesi, più o meno indirette, più o meno nascoste nei giri di parole e più o meno compiaciute per l’effetto mediatico che producono, si rivelassero false, avremo contribuito a distruggere il resto di quella famiglia.
E non sarebbe certo la prima volta: la storia abbonda di tragedie nelle tragedie.
È sufficiente ricordarne una, simbolo del sistema mediatico italiano, il “mostro in prima pagina”: un padre che aveva accompagnato in ospedale la sua bambina colpita da emorragia, finì su tutti i giornali accusato di pedofilia, incesto e stupro.
Era il 1989. La piccola, che aveva solo due anni, morì qualche tempo dopo di una forma rarissima di tumore. Il padre ricevette le scuse di tutti, perfino del Presidente della Repubblica: cosa dovesse farsene, di quelle scuse, non è dato saperlo.
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