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mercoledì, Maggio 13, 2026

Gli Incappucciati e la processione del Cristo Morto a Isernia

AttualitàGli Incappucciati e la processione del Cristo Morto a Isernia

Raramente si raggiunge un tale coinvolgimento emotivo a Isernia. Anzi, forse lo si registra solo in questa occasione. Quasi tutti partecipano. E non è solo una semplice presenza, tanto per fare numero. La processione del Venerdì Santo è davvero sentita. Migliaia di persone formano quell’interminabile corteo che dalla chiesa di Santa Chiara attraversa buona parte della città. Altri attendono silenziosi a bordo strada, oppure osservano dai balconi. Le luci soffuse della sera, il silenzio interrotto solo dalle preghiere e da musiche e canti struggenti rendono ben chiara l’idea del lutto. Ancor di più da quando Fabio Palumbo, il maestro che dirige il coro della Cappella Celestiniana, ha introdotto dei canti scritti proprio per questa ricorrenza. È questo il momento in cui ci si raccoglie in preghiera, si medita sugli errori commessi e si chiede perdono a chi ha dato la vita per l’umanità, a quel Cristo Morto che a Isernia, come da tradizione, viene adagiato su un letto di garofani. E poi c’è la Madre Dolorosa con il cuore trafitto dai sette pugnali. Ci sono i busti degli Ecce Homo e le croci portate in spalla dai componenti delle confraternite che animano la processione. Sono questi i simboli del cordoglio collettivo, insieme a quelli che nell’immaginario collettivo prendono il nome di Incappucciati, fedeli che indossano un saio bianco e un cappuccio, spesso coronato di spine. In questo modo di garantisce l’anonimato e si rende più significativo questo atto di penitenza. Alcuni vanno anche oltre e camminano scalzi. Una partecipazione così sentita da parte dei fedeli ha piacevolmente sorpreso il vescovo, monsignor Camillo Cibotti: per lui, alla guida della diocesi di Isernia-Venafro da meno di un anno, la processione del venerdì santo nel capoluogo è stata una novità assoluta.

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