I sigilli erano scattati il 28 dicembre dello scorso anno. Dopo oltre dieci mesi la casa di Pietracatella dove vivevano Sara Di Vita e sua mamma Antonella, avvelenate con la ricina da un mano ancora oggi sconosciuta, è stata dissequestrata ed è tornata ai legittimi proprietari. Tutto è avvenuto al termine di una ultima e lunga perquisizione durante la quale – si è appreso – è stato sequestrato anche qualche oggetto che va ad aggiungersi a quelli già portati via nei mesi scorsi.
Sono le 9 del mattino quando una quindicina di agenti della polizia arrivano davanti alla palazzina celeste di via Risorgimento, a pochi metri dalla piazza principale del paese. Vengono tolti i sigilli sia dal portone principale che dalla rimessa adiacente, poi gli agenti della Squadra Mobile entrano all’interno è scatta una minuziosa ispezione stanza per stanza che si concluderà dopo 4 ore. Sul posto c’è anche Gianni Di Vita che arriva pochi minuti dopo la polizia e attende all’esterno la fine delle operazioni guidate dal capo della Squadra Mobile Marco Graziano.
E’ stato proprio Graziano, mentre la perquisizione era ancora in corso, a confermare il dissequestro uscendo dall’abitazione per pochi minuti. “Le indagini ovviamente proseguono”, ha risposto poi ai giornalisti che lo incalzavano. Infine, interpellato sui tempi dell’inchiesta, ha risposto: “Non lo posso dire”.
E’ il primo pomeriggio quando la polizia rientra in questura a Campobasso e poco dopo arriva anche Gianni DI Vita. Resta negli uffici per poco più di un’ora, il tempo di sbrigare le formalità e di firmare i verbali del dissequestro. Uscendo, solo poche battute con i giornalisti che lo attendono: Sono felice di aver riavuto le chiavi di
casa”. Gli viene chiesto se ci tornerà subito a vivere e lui risponde
“Certo”. Infine una frase polemica nei confronti dei cronisti: “Continuate a scrivere quello che volete come avete fatto finora”.
L’inchiesta intanto va avanti: durante la settimana che si chiude ci sono stati nuovi interrogatori, la Squadra Mobile ha sentito in particolare i professori del liceo Classico di Campobasso, la scuola frequentata fino alla scorso anno sia da Sara che da sua sorella Alice. E’ la stessa scuola dove qualche settimana fa sono stati acquisiti i dati di tutti i computer presenti all’interno dell’istituto. Una operazione che ha interessato, come è noto, anche altre tre scuole: due di Riccia e una di Casacalenda. Nelle prime due lavorano la donna con la quale Di Vita ha avuto una relazione extraconiugale e suo marito. Nella terza invece insegna la cugina dell’ex sindaco, Laura Di Vita. Nei prossimi giorni inoltre dovrebbe arrivare una decisione in merito alla posizione dei 5 medici indagati per omicidio colposo nel primo filone dell’inchiesta, quello aperto quando ancora non era stata scoperta la ricina. Tempi più lunghi invece serviranno per avere gli esiti finali degli accertamenti in corso a Berlino. Il Robert Koch Institute ha chiesto un mese di proroga per ultimare gli esami su alimenti e reperti prelevati dalla casa di Pietracatella e, quasi certamente, una ulteriore proroga di altri trenta giorni sarà chiesta anche a fine novembre.




