Sparita nelle acque limacciose. Della Fiat Bravo e di Domenico Racanati che era alla guida all’alba dello scorso 2 aprile non c’è alcuna traccia. Ingoiata dal fango del Trigno, oppure trasportata dalla furia del fiume in piena per l’improvvisa inondazione oltre la foce in mezzo al mare.
Dai primi risultati delle operazioni di bonifica nell’area del viadotto crollato sulla Statale Adriatica non è emerso ancora nulla. Solo qualche pezzo di ferro, ripescato durante le operazioni di dragaggio. Si temeva la presenza di qualche ordigno bellico, visto che la zona durante la seconda guerra mondiale è stata minata proprio per la presenza dei ponti sui fiumi. Ma invece anche su questo le ricerche non hanno dato alcun esito.
Proprio la bonifica bellica è stata finanziata con 35mila euro, un passaggio, ha sottolineato l’assessore regionale Michele Marone, necessario proprio ad escludere la presenza di bombe o granate inesplose prima di proseguire con interventi più invasivi nell’alveo del fiume.
Ma il risultato negativo delle ricerche dell’auto di Racanati continua a non convincere la famiglia del 53enne di Bisceglie, del quale non si hanno più notizie da cinque mesi. Serve controllare sotto il viadotto, ha fatto sapere la figlia Angelica, che dal giorno della scomparsa ha continuato a lanciare appelli per il padre.
La zona della foce del Trigno, è stata interdetta per consentire i lavori. Sono vietate la navigazione, la pesca e le immersioni.
Fino a quando non sarà terminata la bonifica. Da quel momento in poi si aprirà la seconda fase che prevede il sollevamento delle arcate precipitate nel Trigno, sotto le quali, potrebbero essere rimaste incastrate la Fiat e il corpo di Mino Racanati.



