27.2 C
Campobasso
mercoledì, Maggio 27, 2026

Sanità: il paradosso di Termoli e il gioco d’azzardo sulla vita dei pazienti

AttualitàSanità: il paradosso di Termoli e il gioco d’azzardo sulla vita dei pazienti

Un piano operativo che sa di condanna, mascherato da logica burocratica. La decisione di chiudere il laboratorio di Emodinamica di Termoli a partire dal 31 ottobre svela un cortocircuito gestionale e politico che mette a nudo la fragilità del sistema sanitario molisano. Una scelta contestabile punto su punto, che trasforma il diritto alla salute in un mero calcolo di bilancio.

È necessario fare subito una chiarezza tanto amara quanto fondamentale: la chiusura di Emodinamica non è una scelta farina del sacco della struttura commissariale molisana. I commissari regionali si sono trovati con le mani legate, costretti a firmare il taglio nonostante il loro totale disaccordo clinico e territoriale. *Un diktat calato dall’alto, imposto rigidamente dal Tavolo Tecnico ministeriale per il rientro dal deficit sanitario*. La burocrazia romana ha usato i commissari come meri esecutori di un disegno che ignora la geografia e la vita reale, piegando l’autonomia locale sull’altare di freddi parametri ragionieristici.

*Il bluff del fattore estate: il turismo non è una tantum*
Il primo paradosso è temporale. Si decide di tenere aperto il reparto durante i mesi caldi perché il basso Molise, per ovvia vocazione turistica, triplica la sua popolazione arrivando a toccare i 200.000 abitanti. Una scelta logica? Solo in apparenza. La domanda sorge spontanea: l’estate non tornerà più? *Finita la stagione attuale, i successivi anni non vedranno forse lo stesso identico afflusso di turisti per 5 o 6 mesi all’anno?* Smantellare un reparto salvavita dal 31 ottobre significa ignorare la ciclicità del territorio, privandolo di una struttura che richiede continuità operativa, personale stabile e prontezza di risposta.
*Significa chiudere un sevizio che oggi, dati aggiornati, non è SUBSTANDARD, è ben organizzato, copre h24 ed è un riferimento anche extra regionale.*

E qui viene fuori tutta *la schizofrenia* del Tavolo Tecnico producendo un cortocircuito dei centri sub-standard…….

*Il secondo pilastro* del piano prevede il dirottamento dei pazienti infartuati verso la Puglia, precisamente a Lucera e San Severo. È qui che la logica burocratica scivola nel grottesco, *svelando la clamorosa contraddizione del Tavolo Tecnico Ministeriale.*
Siamo davanti a un paradosso istituzionale inaccettabile:

* Per il Molise (Termoli): Il Tavolo Tecnico applica il DM 70/2015 con assoluto rigore scientifico, decretando che Termoli, non raggiungendo i volumi minimi di interventi annui, è “sub-standard”, quindi clinicamente insicura, e va chiusa.
* Per la Puglia (Lucera e San Severo): Lo stesso identico Tavolo Tecnico ha già intimato alla Regione Puglia la riconversione e la chiusura delle emodinamiche di Lucera e San Severo perché anch’esse strutturalmente sub-standard e prive dei volumi minimi.
*La domanda sorge spontanea e stringente: com’è possibile che un infartuato molisano non sia sicuro a Termoli (perché sub-standard), ma diventi magicamente sicuro se trasportato a Lucera o San Severo, anch’esse ufficialmente sub-standard? Il Tavolo Tecnico smentisce se stesso, usando lo standard di sicurezza come scusa per tagliare in Molise e ignorandolo quando deve giustificare il dirottamento in Puglia.*
Come se non bastasse, a questa illogicità normativa si aggiunge un rischio clinico devastante. Dal verbale del tavolo tecnico sulla sanità pugliese, *emerge chiaramente che Lucera e San Severo soffrono di una tale carenza di medici emodinamisti e infermieri da non riuscire a garantire la copertura h24.*

Molto spesso le urgenze notturne vengono accorpate e deviate su Foggia. Il piano propone quindi un viaggio della speranza: un cittadino del basso Molise viene privato della struttura locale per essere trasferito d’urgenza in centri pugliesi insicuri per legge e potenzialmente chiusi per mancanza di personale. Con l’unica, drammatica certezza di perdere oltre un’ora di tempo vitale (la fondamentale golden hour) nel tragitto.

E ancora : il dm 70 o lo si applica o non lo si applica! Io lo definisco “l’inganno normativo: il DM 70 violato sui soccorsi territoriali
La sproporzione legislativa applicata a questa vicenda è scandalosa. Il Ministero cita il DM 70/2015 solo quando si tratta di tagliare i reparti, ma ignora sistematicamente lo stesso decreto quando impone di proteggere i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). *Il DM 70, infatti, specifica chiaramente che la razionalizzazione dei laboratori di emodinamica è legittima solo e soltanto se compensata da una rete d’emergenza territoriale iper-efficiente capace di azzerare i tempi morti*. Requisiti che in Molise rimangono pura fantascienza a causa di un 118 drammaticamente demedicalizzato.
Dal punto di vista normativo e clinico, per compensare la chiusura della sala di Termoli, lo Stato avrebbe dovuto garantire:

1. Telemedicina obbligatoria a bordo: sistemi avanzati per registrare e trasmettere l’elettrocardiogramma (ECG) direttamente all’Hub durante il tragitto.
2. Protocollo “Fast Track”: il bypass totale dei Pronto Soccorso locali per portare il paziente direttamente nella prima sala di emodinamica attiva.
3. Trombolisi pre-ospedaliera: la somministrazione di farmaci sciogli-grumo direttamente in ambulanza laddove il tempo di trasporto superi i 90 minuti.
In Molise, dove le ambulanze viaggiano spesso senza medico a bordo e la rete stradale è impervia, niente di tutto questo è strutturato. Di conseguenza, il taglio viola lo spirito stesso della riforma sanitaria.

Laddove lo Stato taglia le emodinamiche senza aver prima potenziato le reti mobili, non sta facendo “efficientamento clinico”, sta creando un pericoloso vuoto assistenziale. Si sta trasformando un criterio nato per la sicurezza del malato in un mero taglio di bilancio.
Questa operazione calpesta l’Articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. I cittadini del basso Molise non sono utenti di serie B e la loro aspettativa di vita non può dipendere dal chilometraggio stradale o dalle decisioni schizofreniche di un tavolo romano. Di fronte a questo azzardo istituzionale, sulla pelle e sul cuore della popolazione non si può e non si deve fare SILENZIO!

*Visto che a Roma i tecnocrati ministeriali ragionano esclusivamente freddamente con i numeri, sfidiamoli sul loro stesso terreno*: *la chiusura dell’Emodinamica di Termoli è un fallimento economico preventivato.* Smantellare questo servizio per dirottare i pazienti in Puglia non farà risparmiare un solo euro al bilancio pubblico, anzi, farà lievitare i costi complessivi attraverso tre precise emorragie finanziarie:
*La mobilità passiva alle stelle*: Ogni paziente molisano che subisce un’angioplastica o un trattamento coronarico in Puglia rappresenta una prestazione che il Molise deve rimborsare interamente alla Regione Puglia. I soldi pubblici usciranno dalle casse molisane per finanziare la sanità pugliese, impoverendo ulteriormente il nostro territorio.
*I costi spropositati del trasporto d’urgenza:* Trasferire decine di pazienti in codice rosso verso presidi distanti oltre 80-100 chilometri richiede un dispendio enorme in termini di carburante, usura dei mezzi e, soprattutto, indennità orarie e straordinari per il personale sanitario (medici, infermieri e autisti) costretto a lunghissimi tragitti fuori sede.
*I costi sociali delle disabilità da infarto tardivo:* Curare un infarto entro la golden hour a Termoli permette al paziente di tornare a una vita normale in tempi brevi. Ritardare l’intervento di oltre un’ora a causa del trasporto significa condannare il paziente a danni cardiaci irreversibili, con conseguente aumento vertiginose della spesa pubblica a lungo termine per pensioni di invalidità, riabilitazioni cardiologiche e terapie croniche.
*In sintesi: mantenere aperta Termoli è un investimento; chiuderla è un debito catastrofico.*

Roberto Di Pardo
consigliere regionale

Ultime Notizie