ANATOMIA, ANESTESIA E SPLEEN DI UNA FANTASTICA REGIONE CHE NON ESCE DAL LETARGO
di Giuseppe Tabasso
Da vecchio inestirpabile figlio del Molise ho avuto tra le mani un libro intitolato MOLISEIDE che sulla coloratissima copertina ha uno stravagante fritto misto di personaggi nazionali e regionali, da Silvio Berlusconi ad Antonio Di Pietro, da Selvaggia Lucarelli a Herbert Ballerina (alias Luigi Luciano) e in prima fila i due autori del libro, Enzo Luongo e Pippo Venditti, travestiti da improbabili ufficiali ottocenteschi. Poi, più in basso, sotto il titolone del libro, c’è un piccolo corsivo orgogliosamente contradittorio: “Ci manca tutto, non ci serve niente”.
Così, per duecento caustiche pagine, gli autori dileggiano amorevolmente il Molise “per non piangere troppo sul serio”e fanno affiorare un sintomatico spleen di sofferenti per il torpore che sta spegnendo il territorio.
Ne esce una biblioteca di “pensieri sparsi”, di ricordi e disaccordi, di rimpianti e pentimenti: noi che non dovevamo staccarci dall’Abruzzo; l’assurdo Molise che nel 2018 diventa ombelico del mondo politico italiano; i treni che non ritornano, gli strafalcioni nel Consiglio Regionale, il parlar pulito che cade in guai di pronuncia, anzi di “pronungia” come “angh’io”, “Frangesco”, “prondo? c’è Andonio?”), con tanto di Whatsapp alla molisana e Turisti per caso.

Poi scatta la coglionaggine del “Molise che non esiste” che fa esplodere l’orgoglio di un fantastico mondo dove l’aria è pulita, dove non si fanno file, no problem di parcheggio e Maria Di Biase che spiega cosa sono i cielli ripieni, i cavatelli con le tracchiurelle di maiale, la pizza e minestra, la campanella e la ciabotta. Dunque mangiamo come mangiavano i nostri avi.
Insomma un ping pong di sbeffeggiamenti, facezie e memorie. Dietro il divertissement si celano però segnali preoccupanti: deprecatio temporum, nostalgie, declino, anestesia culturale, spopolamento, una faccia efficiente e ad “alta definizione” storica ed un’altra faccia demotivata a bassa frequenza avveniristica. Un Molise erma bifronte, con una faccia attiva e una faccia pigra e passiva.
Ricordo l’indimenticabile Mimmo De Masi che scriveva: “Caro, affettuoso, deludente, intelligente, stupido, torpido, arcaico Molise, caro piccolo dinosauro della mia storia ancestrale, anche questa volta sei riuscito a deludere…”




