
Dov’è finita l’auto di Domenico Racanati? Secondo la famiglia, che dal giorno della scomparsa non ha mai smesso di sollecitare le ricerche, la Fiat sulla quale viaggiava all’alba del 2 aprile scorso sarebbe finita sotto la campata del viadotto crollato per la furia del Trigno.
Le ricerche, interrotte per qualche tempo, sono ricominciate nelle ultime ore. I sommozzatori dei vigili del fuoco sono tornati nell’area della foce del Trigno per una nuova fase delle operazioni coordinate dalla Procura della Repubblica di Larino, che punta a individuare l’auto, forse sommersa dal cemento del viadotto e da fango.
Le nuove attività si concentrano su un tratto della foce finora non ispezionato. Dopo i primi tentativi effettuati nelle settimane successive al disastro con sonar, robot subacquei, motovedette ed elicotteri, ora saranno utilizzati strumenti simili a metal detector professionali, capaci di individuare grandi masse metalliche sotto sabbia e sedimenti.
A operare saranno, da lunedì, ancora gli uomini della Capitaneria di porto di Termoli, delegati dalla Procura.
Secondo gli investigatori, sulla base degli studi effettuati sulle correnti e sulla piena del fiume durante l’alluvione, resta plausibile che l’auto sia stata trascinata verso il mare. Per il momento non verrà invece analizzata l’area sotto il ponte crollato, dove secondo una delle ipotesi investigative il veicolo potrebbe trovarsi sepolto tra detriti, fango e vegetazione.
Per intervenire in quella zona servirebbero infatti mezzi e tecnologie particolarmente complesse, al momento non ancora disponibili. Il ponte sul Trigno resta sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Larino per crollo colposo e omicidio colposo. Gli investigatori ritengono certa la morte di Racanati: già il giorno successivo al crollo erano stati ritrovati la targa e parti del paraurti della sua auto tra la vegetazione sotto il viadotto



