FP CGIL Abruzzo e Molise, UIL FP Molise – e le rispettive segreterie confederali – esprimono contrarietà netta e ferma all’impostazione del Programma Operativo 2026-2028 della Regione Molise.
Dietro formule apparentemente tecniche “rimodulazione”, “razionalizzazione”, “riorganizzazione”, “riconversione”, si cela l’ennesimo intervento di ridimensionamento della sanità pubblica molisana, con effetti pesantissimi su cittadini, lavoratori e territori già segnati da fragilità strutturali profonde: carenza cronica di personale, liste d’attesa interminabili, pronto soccorso sotto pressione, medicina territoriale incompleta, rete ospedaliera progressivamente impoverita.
Il Molise è una regione di aree interne, comuni montani, viabilità difficile, popolazione anziana e famiglie fragili. Qui ogni chiusura o riduzione di funzioni sanitarie produce un impatto incomparabilmente più grave rispetto ad altri contesti. La distanza da un presidio non è un problema logistico: può diventare un ostacolo concreto all’accesso alle cure.
Le criticità più gravi riguardano quattro interventi. La riconversione dell’Ospedale “Caracciolo” di Agnone in Ospedale di Comunità è una scelta gravissima in un’area già isolata, priva delle condizioni minime — personale stabile, specialistica, trasporto sanitario efficiente — per garantire continuità assistenziale. La chiusura del Punto Nascita del “Veneziale” di Isernia, con trasferimenti protetti verso Campobasso, è un arretramento inaccettabile: in Molise i tempi di percorrenza sono parte essenziale della sicurezza clinica, non un dettaglio tecnico. La disattivazione dell’emodinamica al “San Timoteo” di Termoli è la scelta più pericolosa dell’intero Piano: le emergenze cardiologiche sono tempo-dipendenti e subordinarle alla viabilità e agli accordi extraregionali espone cittadini e operatori a rischi inaccettabili. La riconversione di Villa Maria, infine, non chiarisce quali attività saranno mantenute, con quali risorse e con quali garanzie per i lavoratori: una vaghezza che non può essere accettata.
Il vizio di fondo è evidente: il Piano ragiona di sostenibilità economica senza dimostrare la sostenibilità territoriale, sociale e occupazionale delle misure. Non basta promettere telemedicina, accordi extraregionali e trasferimenti protetti: prima di ridurre servizi esistenti occorre dimostrare che le alternative siano già operative, finanziate e accessibili. Ad oggi questa dimostrazione non c’è.
Le organizzazioni sindacali chiedono: la sospensione immediata di ogni chiusura o riconversione fino a verifica dell’impatto territoriale; il rafforzamento della rete 118 e dei trasporti sanitari; garanzie occupazionali per tutto il personale coinvolto; un piano straordinario di assunzioni; un confronto urgente e reale con le organizzazioni sindacali; la revisione delle scelte su Agnone, Isernia e Termoli.
Il Programma Operativo 2026-2028, nella sua attuale impostazione, è irricevibile, inadeguato e pericoloso. Non permetteremo che “razionalizzazione” diventi il nuovo nome dei tagli. Siamo pronti a ogni iniziativa sindacale, istituzionale e territoriale necessaria a difendere il diritto alla salute e la dignità del lavoro.



