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venerdì, Maggio 1, 2026

All’Istituto Scarano di Trivento una giornata dedicata a don Gianico Bertrando

AttualitàAll'Istituto Scarano di Trivento una giornata dedicata a don Gianico Bertrando

Un incontro intergenerazionale ed emozionante si è tenuto il trenta aprile alle ore 10:30 nell’auditorium “Rita Fossaceca” dell’Istituto Scarano. Gli alunni delle classi III A e B della scuola secondaria di primo grado hanno incontrato gli ex collegiali del convitto di Don Gianico. I ragazzi, assoluti protagonisti dell’evento, in veste di relatori, hanno tratteggiato la figura del sacerdote, che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita scolastica di Trivento. Nasce a Roccavivara, a inizio Novecento e qui comincia il suo percorso di studi, che prosegue proprio nel seminario diocesano di Trivento e poi in quello regionale di Chieti; sarà ordinato sacerdote il 20 dicembre 1924, dal Vescovo Pascucci. Dopo alcuni anni, inizierà l’intensa attività pastorale a Trivento con lo sguardo sempre rivolto alla sua Roccavivara, ricoprendo, nel tempo, numerosi incarichi. Gradualmente matura in lui l’intuizione che occorreva pensare all’istruzione dei giovani, in particolare di coloro che avevano meno possibilità economiche. Nel 1948, con il consenso del Vescovo, aprì il convitto maschile, istituendo la scuola media con il sostegno dell’amministrazione comunale, ma si adoperò anche per l’apertura, di lì a qualche anno, del convitto femminile. Nel 1949-50 fu riconosciuto legalmente il ginnasio liceo che già funzionava con regime privato, mentre nel 1951-52 i tempi erano maturi perché a Trivento nascesse una scuola superiore tanto importante come l’Istituto Magistrale, che rispondeva maggiormente alle esigenze dell’utenza studentesca del territorio. In seguito chiuse il ginnasio e fu fondato anche l’Istituto Tecnico per geometri. La “parabola” educativa di Don Gianico era stata completata, perché queste istituzioni fecero di Trivento un centro culturale fondamentale, con alla base una storia religiosa importantissima, data la presenza della curia vescovile e, come detto, del seminario. Nel 1962, intanto, la scuola media divenne unica. Nel 1976 il convitto fu chiuso perché la viabilità rinnovata consentiva agli allievi di viaggiare tornando a casa in giornata; sono anche gli anni della costruzione della Trignina, che si può considerare la spina dorsale dei paesi che si affacciano sulla valle dell’omonimo fiume, ma soprattutto snodo centrale di collegamento tra Abruzzo e Molise e le grandi autostrade. Don Gianico prima si trasferì a Termoli, ma concluse la sua vita a Roma, dove morì il dieci agosto 2001, qualche giorno dopo il rito funebre a Trivento: un commiato commovente, attestato di stima e affetto tributatogli dal clero, dai suoi compaesani, dai triventini ma soprattutto dai suoi convittori, che provenivano da realtà geografiche molto diverse. Come sottolineato dai giovani alunni delle terze, i collegiali di Don Gianico arrivavano anche da molto lontano, non solo dalle regioni confinanti col Molise; il loro futuro era destinato a cambiare, rispetto ai genitori e ai nonni, la cui faticosa sorte era legata prevalentemente ad una povera economia agropastorale, loro sarebbero diventati insegnanti, geometri e professionisti laureati grazie alla vita di sacrifici delle generazioni precedenti e al loro profondo impegno, perché studiare, stando in collegio non era di certo facile. La targa, apposta proprio dai convittori nel 2002, sulla facciata di Palazzo Ciafardini recita: “In questo edificio per molti anni Don Bertrando Gianico tenne il convitto ove migliaia di giovani figli di gente umile con studi severi e vita spartana conquistarono il proprio riscatto culturale e civile”. Queste parole sono la rappresentazione sintetica ed efficace della mission educativa del severo Don, che è riuscito ad essere anche precursore di una visione pedagogica contemporanea che presuppone l’empatia, termine, forse, eccessivamente utilizzato oggi, ma fondamentale per un buon insegnante, che già da allora per lui, non doveva essere un burocrate dispensatore di numeri sterili. La valutazione è un processo delicato ma soprattutto lo è la formazione, perché ogni studente deve raggiungere il traguardo, secondo le proprie possibilità e attitudini. I giovani relatori, guidati dalle insegnanti di lettere Maria Fiorito e Rossella Marco, si sono preparati sulle due pubblicazioni: “Visione pedagogica e azione educativa di Don Gianico” del prof. Giovanni Tesone e “Don Gianico, educatore e maestro di vita- il convitto e le scuole- Ricordi” raccolta di considerazioni e ricordi di molti ex convittori. Proprio da una riflessione del Prof. Gaspero Di Lisa, ispiratore e portavoce dei ragazzi di ieri, gli alunni hanno tracciato un collegamento tra Don Gianico e Don Lorenzo Milani, origini diverse ma stesso intento educativo con il rettore della scuola di Barbiana: innovativo esperimento nato nel Mugello, nella Toscana degli anni cinquanta, che ha lasciato una eredità dal valore universale per tutti gli insegnanti che è “Lettera a una professoressa”, denuncia diretta alla scuola dell’epoca ritenuta classista e selettiva che ignorava l’importanza dell’art. 34 della Costituzione che sancisce, invece, che la scuola è aperta a tutti, garantendo l’istruzione obbligatoria e gratuita anche a coloro che sono privi di mezzi. Concetto, quest’ultimo. ribadito, nel saluto iniziale, dalla Dirigente Cimmino, che ha spronato i ragazzi proprio ad essere custodi attivi della Costituzione. A seguire la relazione degli alunni sulla vita e l’opera del sacerdote rivoluzionario e un momento musicale che ha unito passato, presente e futuro, con l’esecuzione al pianoforte, anche dell’inno di Don Gianico infine, la lettura delle intense pagine di diario scritte dagli alunni, che si sono calati nei panni dei convittori con uno sforzo di immaginazione non indifferente, considerando i tempi attuali da loro vissuti, ma mettendo in profonda connessione i loro giovani cuori con quelli degli studenti del passato. D’altronde anche la realizzazione della locandina, allegra e colorata, mette al centro Don Gianico e intorno i ragazzi, che sono gli studenti di tutti i tempi della scuola di Trivento. L’ultimo momento della giornata è stato dedicato proprio al confronto e alle domande agli ospiti, attraverso le loro parole sono emerse le emozioni ancora vivissime dei “ragazzi di ieri”, la cui formazione in convitto e nella scuola di Don Gianico è incisa profondamente nell’habitus interiore di ognuno. Il Preside D’Elisa, per tanti anni dirigente a Trivento, ha sottolineato come Don Gianico fosse un personaggio poliedrico, ricco di sfaccettature, convinto dell’importanza dell’educazione linguistica, perché l’istruzione non può non passare, attraverso la conoscenza delle parole: in passato la povertà linguistica era dovuta all’ignoranza, oggi all’utilizzo di un linguaggio che, condizionato dai social, spesso lascia il posto a semplici icone per descrivere le emozioni. D’Elisa ha confermato quanto la visione educativa di Don Bertrando abbia anticipato i tempi ponendo al centro l’esigenza del singolo, nonostante la ferrea disciplina, con il motto rivolto ai suoi studenti: “Guardate in alto!” perché l’emancipazione personale poteva avvenire solo attraverso l’istruzione, concorde anche il prof. Tesone che ha rimarcato la difesa e il sostegno all’istruzione femminile, con l’istituzione, proprio del collegio femminile, in un momento storico in cui era quasi scontato che le donne non studiassero e dovessero vivere solo il ruolo di moglie e madre. Il prof. Gasparo Di Lisa ha espresso i ringraziamenti alla Dirigente, ai ragazzi, ai docenti, alla referente di plesso Prof.ssa Fochitto e ai presenti, con l’auspicio che l’appuntamento tra generazioni diverse si possa rinnovare, perché la didattica di Don Bertrando anticipava i tempi essendo aperta alla società, nella convinzione che educare significa realizzare la propria vocazione nella vita. Tutti gli alunni delle due terze sono stati protagonisti, mentre i giovani relatori molto apprezzati sono stati: Berardi Andrea (III A), Berardi Francesco (III A), D’Amico Melissa (III B), Felice Maria (III A), Fochitto Noemi (III B), Perrazziello Ludovica (III B), Quici Nicole (III B) e Scarano Valentina (III B). La Dirigente, Prof.ssa Ida Cimmino, ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno profuso dagli allievi e per l’interesse mostrato dagli ospiti con la loro presenza in particolare ha ringraziato S.E il Vescovo di Trivento Mons. Camillo Cibotti  che ha rievocato la sua formazione in seminario, a Chieti, iniziata da giovanissimo, come quella dei collegiali di Trivento; un florilegio di emozionanti ricordi, che ha coinvolto molto gli intervenuti, ma soprattutto gli alunni, in quanto è stata raccontata, con profonda umanità, l’esperienza di insegnante ma soprattutto la storia di studente, in cui la rigidità di una vita fondata su principi prescrittivi, era la cifra educativa distintiva di quel periodo; regole “sofferte” soprattutto quando si è ragazzi, ma che conducono alla formazione di personalità che saranno rispettose dell’altro, sempre. Il Vescovo, pur conoscendo poco la figura del prelato al centro della riflessione dell’incontro, ha lodato l’iniziativa che ha unito le varie istituzioni del territorio e la Chiesa locale, ponendo al centro il futuro dei giovani. La Preside Cimmino, concludendo i lavori, ha nuovamente ringraziato tutti gli ospiti, il Prof. Di Lisa, il Maresciallo Francesco Nobile, comandante della stazione Carabinieri di Trivento, il commissario straordinario Ing. Mario La Guardia, la prof.ssa Marianacci, assessore alla cultura e tutti i convenuti, con l’auspicio di rinnovare l’incontro per il prossimo anno scolastico, in un convegno che ponga al centro il confronto tra Don Gianico e Don Lorenzo Milani, uniti idealmente, che spronano i giovani a “guardare in alto tenendo a cuore” sempre l’altro.

 

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