I prossimi trenta giorni saranno decisivi per la soluzione del giallo sulla morte di madre e figlia a Pietracatella. Gli investigatori in queste ore stanno accelerando alcune attività e hanno ripreso anche gli interrogatori. In questura a Campobasso la Squadra Mobile ha sentito amici e conoscenti delle due vittime, Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a fine dicembre al Cardarelli di Campobasso. A breve inoltre sarà effettuato un nuovo sopralluogo nella casa dove vivevano le due vittime, immobile che resta sotto sequestro. Si tratta di attività nuove che avvengono alla luce della svolta nell’inchiesta, arrivata nei giorni scorsi, con l’ipotesi di reato di omicidio premeditato mediante avvelenamento. Proprio sull’avvelenamento con la ricina, si attendono intanto risposte importanti, ma gli esperti hanno chiesto più tempo per concludere il loro lavoro: il medico legale Pia Benedetta De Luca, che ha effettuato le due autopsie, ha chiesto la proroga di un mese di proroga per concludere il suo lavoro. Al momento dunque la consegna della relazione De Luca slitta a fine aprile. Il termine concesso di 90 giorni era scaduto l’altro ieri. Stando a quanto si apprende, lo slittamento è dovuto al fatto che non sono ancora arrivati i risultati delle analisi effettuate da diversi laboratori su tutti i campioni di sangue prelevati. C’è infine la questione della presenza o meno di tracce di ricina anche nel sangue di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, che non ha mai avuto gravi sintomi dopo i pasti consumati nelle ore precedenti il Natale, ma che era stato comunque ricoverato per diversi giorni allo Spallanzani di Roma. Anche in questo caso gli investigatori hanno chiesto nuovi esami e sono in attesa dei risultati. Restano da risolvere anche gli interrogativi più grandi, quello di chi avrebbe preparato il veleno e lo avrebbe poi portato in casa. E dove se lo sarebbe procurato, vista la difficoltà nel reperirlo. E poi ancora il mistero sulla provenienza della sostanza letale e infine quello sull’eventuale movente. Le risposte, dicono fonti investigative, potrebbero arrivare anche più in fretta di quanto si creda.




