Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Andrea Montesanto, coordinatore regionale di Costruire Democrazia:
“La vicenda della sede della Regione Molise a Bruxelles è una di quelle storie che, più di tante altre, raccontano il modo in cui per anni è stato gestito il denaro pubblico nella nostra regione. Nel 2005, durante la presidenza di Michele Iorio, la Regione acquistò in Rue de Toulouse 47, a Bruxelles, un intero immobile per circa 1,6 milioni di euro. Oggi, (settembre 2026) viene venduto all’asta per 1,35 milioni di euro. In termini puramente nominali, 250.000 euro in meno rispetto al prezzo di acquisto, senza considerare tutti i costi sostenuti dalla Regione in oltre due decenni. Non penso affatto che il Molise debba rinunciare a Bruxelles. Una presenza istituzionale nella capitale europea può essere utile e perfino necessaria per seguire i programmi europei, i bandi, il PNRR e le politiche che riguardano agricoltura, infrastrutture e imprese. Ma una cosa è avere una presenza qualificata a Bruxelles, un’altra è pensare che per garantirla sia necessario possedere un intero edificio di cinque piani per appena “due” dipendenti. La stessa Regione, durante diversi governi regionali passati, e non solo, riconosceva che gli spazi erano eccessivi rispetto alle proprie esigenze. E qui emerge un elemento che rende ancora più difficile comprendere quale fosse la strategia complessiva nella gestione del patrimonio regionale. Mentre si decideva di investire 1,6 milioni di euro per acquistare un intero edificio a Bruxelles, la Regione continuava e continua a pagare milioni di euro all’anno di affitti per la propria sede a Campobasso e per altri uffici regionali. La fotografia che emerge è quantomeno singolare. Una strategia talmente originale che potrebbe quasi diventare materia di studio universitario: “Come gestire il patrimonio pubblico nel modo sbagliato”. Il patrimonio pubblico può rappresentare una risorsa importante, se viene inserito in una strategia razionale, se viene utilizzato e se produce un beneficio per la collettività. Il problema nasce quando gli acquisti immobiliari non sembrano inserirsi in una pianificazione complessiva e, contemporaneamente, la Regione continua a sostenere costi elevatissimi che potrebbe evitare. La vicenda di Bruxelles non può essere analizzata come un episodio isolato. È una questione di metodo e di gestione del patrimonio pubblico. Prima di chiedere oggi se sia stato giusto vendere quell’immobile, sarebbe forse opportuno chiedersi quanto sia costato complessivamente ai cittadini molisani. Ed è proprio qui che il confronto con le altre Regioni diventa incredibile. A Bruxelles esistono da anni modelli di collaborazione e condivisione degli immobili. A Rond Point Schuman 14 operano e risiedono le sedi di Marche, Lazio, Toscana, Umbria e Calabria; la stessa Regione Marche spiega che la collaborazione con altre Regioni serve anche a ridurre le spese. A Rue du Trône 62 sono presenti diverse sedi regionali, tra cui Piemonte, Liguria, Puglia, Valle d’Aosta e Basilicata. E allora la domanda viene naturale: quale Regione aveva l’esigenza di comprare un intero immobile nel cuore di Bruxelles? Il Molise, naturalmente. La Regione con una situazione finanziaria che da anni dovrebbe imporre alla politica ben altre priorità. Senza considerare che sarebbe stato molto più utile stare in sedi condivise con altre Regioni, non soltanto per risparmiare, ma anche per creare relazioni, confrontarsi e magari prendere spunto da chi riesce a intercettare finanziamenti europei che in Molise, troppo spesso, guardiamo con il binocolo rispetto alla maggioranza delle Regioni italiane. C’è poi un altro particolare che rende questa storia quasi surreale. Quello acquistato dalla Regione non è nemmeno un edificio per uffici. Il numero 47 di Rue de Toulouse è l’antico “ATELIER” del pittore Parmentier, progettato nel 1905 dall’architetto Dolf Van Roy, in stile NEOGOTICO. Un immobile storico e vincolato, insomma. E viene quasi da scherzare amaramente… più che una sede della Regione Molise, sembra la casa del conte “Dracula”. Peccato, però, che a pagarla siano stati i cittadini molisani. La sede è progressivamente entrata in una fase di degrado e nel 2020 è rimasta inutilizzata. In breve tempo sono arrivati anche i danni provocati da furti e atti vandalici e, successivamente, addirittura l’occupazione abusiva. La Regione pagò ulteriori spese per ripristinare la struttura, mentre i dipendenti regionali furono ospitati presso la sede europea della Regione Abruzzo. È una fotografia che dice tutto…un bene acquistato con soldi pubblici, abbandonato, occupato abusivamente e infine considerato troppo oneroso da recuperare rispetto alle esigenze reali della Regione. Un capolavoro, insomma. E oggi arriva Michele Iorio a definire la vendita una “scelta miope”, sostenendo che quella sede fosse stata acquistata con la precisa finalità di garantire al Molise una presenza “stabile e qualificata” a Bruxelles. Ma proprio questa dichiarazione, a mio avviso, rende ancora più evidente il problema. Considerando l’evoluzione del progetto e l’abbandono dell’immobile, abbiamo sicuramente fatto una bella figura come Regione “qualificata”, senza considerare i risultati che tutti i molisani hanno visto e continuano a vedere. Guardando i bilanci attuali della Regione Molise, fa quasi paura sentir dire che è stato un “errore venderla”. Perché parliamo di una Regione che ha una situazione finanziaria pesante e con un indebitamento che supera i 600 milioni di euro. In questo contesto, ogni scelta sul patrimonio pubblico dovrebbe essere valutata con attenzione e soprattutto con visione imprenditoriale, oltre che politica. Pensare che il semplice possesso di un intero immobile nel centro di Bruxelles possa garantire al Molise un peso decisivo nelle scelte europee è, francamente, un’illusione. A livello europeo persino l’Italia fatica spesso a trasformare il proprio peso in una reale capacità di incidere sulle decisioni. Figuriamoci una singola Regione. Non è un palazzo a determinare la capacità politica di una Regione. Sono la qualità della rappresentanza, la preparazione, le relazioni istituzionali, la capacità di costruire alleanze e soprattutto la forza con cui si rappresentano gli interessi del territorio. La domanda che dovrebbe essere rivolta alla Regione non è dunque soltanto “perché avete venduto?”, ma soprattutto: perché lo avete comprato? E perché avete aspettato così tanti anni prima di prendere la decisione di venderlo? La vera scelta “miope” non è stata quella di vendere oggi. È stata quella di comprare nel 2005 e poi non avere, per ventuno anni, una strategia chiara su cosa farne e, soprattutto, il coraggio di ammettere gli errori e provare a recuperare seriamente il danno, intervenendo prima. Questa non è una storia su Bruxelles. È una storia su come si spendono i soldi dei molisani”.



