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mercoledì, Luglio 29, 2026

Alex Britti: “A Trivento mi sono sentito a casa” – L’intervista

CronacaAlex Britti: "A Trivento mi sono sentito a casa" - L'intervista

La chitarra blues di Alex Britti non tradisce, è stato così anche a Trivento. L’atteso concerto organizzato dalla Pro loco in occasione delle feste patronali aveva il sapore del doppio evento. Oltre allo show dell’artista (due ore di grande musica con tutti i suoi successi in scaletta), il cerchio che si è chiuso con il suo ritorno nel paese che più volte lo ha ospitato ormai quasi 30 anni fa. Lui non a caso trova ad accoglierlo un grande striscione in piazza: “Bentornato Alex”. Il giorno dopo il concerto Britti parla del ritorno in Molise e di molto altro.

Alex, allora, torni a casa con bei ricordi dal Molise?

Certo. Stamattina sulla via del ritorno ho fatto spesa di prodotti tipici locali, cose molto buone: a casa stasera avrò amici per un aperitivo molisano. È una cosa che faccio spesso: quando torno da un concerto organizzo a casa una serata con i prodotti che prendo nel luogo che mi ha ospitato.

Trivento è un posto che conosci perché in passato lo hai frequentato. Come è stato questo ritorno?

Bello. Mi sono sentito a casa, mi sono sentito accolto. A cominciare dallo striscione. Non pensavo di aver lasciato così tanto il segno da queste parti! Mi hanno fatto vedere foto e raccontato aneddoti di quando sono stato lì, ormai quasi 30 anni fa, ed è stato bello.

Come è per te tornare a suonare da star in posti dove sei stato quando eri ‘solo’ un apprezzato chitarrista blues?

È una bella sensazione, soprattutto per i ricordi. A volte hai le idee un po’ confuse. Sono passati anni, ne ho fatte tante di cose, se calcoli che tra concerti, tour e altri eventi, faccio almeno 80-100 spettacoli l’anno. Nel mio essere artista comunque, nel mio cammino non c’è stato un cambiamento repentino, ma c’è una evoluzione continua. Quel chitarrista blues le canzoni le ha sempre scritte, solo che prima non mi considerava nessuno! Come avete potuto sentire anche nel concerto a Trivento, quello che faccio oggi è l’evoluzione di quel blues che facevo da ragazzo. Il mio era un blues molto sperimentale, contaminato da altri generi. Cercavo di andare oltre e questo mi ha portato a cantare in italiano. Quando a una canzone togli il vestito pop, quel vestito che serve per fare un certo percorso, per andare in radio e in tv, la canzone rimane nuda, così come è nata e le mie canzoni nascono blues. Anche quelle famose: 7mila caffè è un blues, stesso discorso per Mi piaci.

Sul palco hai una grande band…

Adesso sono tornato con il mio power trio, con un po’ di tastiere sopra e le ragazze che cantano con me che non fanno il classico coretto, ma una cosa più complessa e elaborata.

Se guardi i rapper che fanno i concerti con le basi, senza strumenti, ti piacciono o ti infastidiscono?

No, non c’è niente che mi faccia rimanere perplesso e nulla che mi dia fastidio. Semplicemente perché penso che, anche se ancora ci chiamano cantanti, in realtà oggi facciamo un mestiere diverso. Alla fine non c’è nulla di cui indignarsi, il mondo di oggi è così. Anche chi fa il grafico o l’avvocato usa la tecnologia per lavorare, per fortuna questo accade anche in medicina. Sono cose importanti che segnano il tempo. Noi siamo ancora cantanti, ma rispetto al passato facciamo due mestieri diversi.

Dei giovani di oggi cosa pensi?

La generazione nuova è fatta di figli nostri, li abbiamo cresciuti noi. Se ogni tanto qualcosa non va, non dobbiamo incolpare i ragazzi ma noi stessi.

Oggi tutto si misura con i numeri, spesso a discapito della qualità. Questo ti spaventa?

È come se i numeri fossero sinonimo di qualità, ma se parliamo di arte non è vero. I numeri sono sinonimo di qualità imprenditoriale. Faccio un esempio: c’è il ristorante che vende hamburger che fattura più di tutti al mondo, ma se vogliamo mangiare bene non andiamo lì. E questo è quello che è successo anche nella musica, nel cinema, nell’arte.

Dopo questo tour estivo cosa farai?

Vorrei far uscire un album nuovo, è un po’ di anni che non lo faccio. Intanto sto registrando, poi mi dovrò fermare per fare un piccolo intervento alla spalla. Si vedrà.

 

 

 

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