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lunedì, Giugno 29, 2026

Sogno, son desto (di Annunziata D’Alessio)

AttualitàSogno, son desto (di Annunziata D’Alessio)

Domenica 28 luglio pomeriggio impegnativo per un teatro impegnato come quello andato in scena con “La vita sogno non è” della Compagnia Stabile del Molise presso il Teatro Studio di Campobasso

Il tempo di sedermi e mi sono ritrovata in mano il “fiore” di Coleridge.
In realtà, pensavo di essere andata a vedere solo una rappresentazione teatrale e invece mi sono ritrovata rapita, dentro un turbinio di parole come “fiori”, intensi, accesi da un profumo evocativo. In un gioco di rimandi e allusioni sono rimbalzata fra una suggestione e l’altra a farmi da squilla dentro uno dei tanti pomeriggi soporiferi estivi. E così sono diventata io stessa parte di quel contesto, di quella ricerca ambiziosa di verità. “La vita sogno non è” del regista Andrea Cerullo, è proprio questo: uno squillo di tromba. Un’adunanza. Un’allerta. Una lucida visione a tratti, che va e viene, che si accende e si spegne senza riuscire mai a capire quando dormiamo o siamo svegli, se stiamo vivendo dentro un sogno o se è il sogno ad essersi impossessato della nostra vita. E poi, se il sogno è addirittura un incubo che stravolge le nostre coscienze, allora c’è da stare proprio attenti! La denuncia è questa: siamo dentro un sistema di sempre che continua a volerci zombi, anestetizzati, ipnotizzati…assenti. Incoscienti al punto giusto per farci credere di essere noi a gestire noi stessi quando in realtà siamo solo parte di un ingranaggio bulimico che ci vuole così per sé stesso e basta!
E se ci svegliassimo dal sogno e provassimo ad essere diversi?! Finiremo sulla linea tracciata da “L’idiota” di Dostoevskij? Ma è comunque possibile svegliarsi? E soprattutto quanto ci costerebbe svegliarsi? Spesso il prezzo da pagare diventa la vita stessa.
Quanta carne al fuoco in questo spettacolo visionario sapientemente orchestrato che certo non si nutre di sé, ma di agganci, relazioni, forme che cambiano forma come la fonte poetica da cui parte “Città insonne” di Federico Garcia Lorca, che si traduce in massima filosofica  con George Santayana su una società di superficie, massificata e omologata, passando per il film d’animazione “Waking life” (vita di veglia o vita cosciente), fino a diventare  l’adattamento teatrale di Andrea Cerullo insieme alla sua “classe avanzata”. Cerullo come il personaggio “geniale” di Elena Ferrante…Un altro rimando fra i tanti in questo sottile gioco degli specchi, che funziona un po’ come “La biblioteca di Babele” o “L’Aleph” di Borges, autore immenso, che ha realizzato nei suoi scritti delle autentiche spirali culturali, ma che più di tutto alla fine demandano a noi, alla nostra sensibilità ed esperienza di delirio collettivo, che si muovono fra realtà, sogno, letture e conoscenze pregresse.
In questa ottica dilatata lo spettacolo apre canali per un viaggio dentro un patrimonio di storia, filosofia, letteratura, cinema, scienza e coscienza, consentendo un accesso ampio, pur restando complesso nelle tematiche. Ma è giusto che sia così! Soni i tempi che viviamo, la società che “occupiamo” non facili, che lo richiedono. Richiedono, che ci si desti, finalmente! Del resto l’esperienza teatrale ha sempre avuto un valore formativo ed emotivo universale e tale continua ad esserlo anche in questa rappresentazione che “sogno” non è.

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