Si è appena conclusa a Bilbao la riunione di alto livello dell’Automotive Regions Alliance (ARA), appuntamento che ha riunito le principali regioni automobilistiche europee, le istituzioni dell’Unione Europea e i maggiori attori del settore automotive.
Al centro del confronto, il percorso di transizione energetica del comparto automobilistico europeo, la competitività industriale dell’Europa rispetto ai grandi player globali e la necessità di costruire politiche comunitarie capaci di accompagnare i territori senza lasciare indietro le aree più fragili.
Nell’ambito dei lavori è stato dato spazio alla piattaforma politica per il coordinamento tra le Regioni europee, chiamate a definire una posizione comune sul futuro delle politiche industriali europee e sul ruolo che l’Alleanza intende assumere nei prossimi mesi nel dialogo con Bruxelles.
Senza mezzi termini l’intervento dell’assessore Di Lucente che ha esordito affermando che la Comunità Europea non sta svolgendo al meglio il suo lavoro per fare “Comunità. Ha poi posto con forza l’attenzione sulla situazione dello stabilimento Stellantis di Termoli e, più in generale, sulla necessità che la transizione industriale europea tenga conto delle profonde differenze economiche e produttive esistenti tra i territori.
L’assessore ha ribadito la posizione della Regione Molise: la transizione ecologica e industriale non può trasformarsi in un processo calato dall’alto, costruito esclusivamente su obiettivi teorici e incapace di misurarsi con gli effetti reali che determinate scelte rischiano di produrre sulle comunità locali. “I territori più fragili, come il Molise, non possano sostenere da soli il peso della trasformazione del settore automotive” ha detto.
Da Bilbao Di Lucente ha quindi lanciato un messaggio politico chiaro: la transizione industriale europea potrà essere sostenibile solo se saprà coniugare innovazione, competitività e coesione territoriale, evitando che siano ancora una volta i territori più deboli a pagare il prezzo più alto del cambiamento. Di seguito l’intervento integrale:
“Dopo l’Abruzzo, il Lazio, la Lombardia, anche il Molise è critico verso la Comunità Europea, oggi non sta facendo il suo lavoro: non sta facendo “Comunità”.
Torno a intervenire in questa Assemblea dopo l’ultima Conferenza di Monaco, dove, come rappresentante della Regione Molise, avevo già portato all’attenzione dell’Europa la situazione dello stabilimento Stellantis di Termoli e, più in generale, il tema delle profonde differenze territoriali che attraversano la transizione industriale europea.
Oggi quel tema è ancora più attuale. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a segnali importanti: la revisione dell’approccio europeo sulle emissioni e l’apertura a una maggiore neutralità tecnologica. E questo è un passaggio che salutiamo positivamente. Perché la decarbonizzazione resta un obiettivo imprescindibile, ma deve essere accompagnata da politiche realistiche, graduali e soprattutto capaci di tenere conto delle differenze tra i territori europei. Ed è qui il punto centrale.
L’Unione Europea non può costruire le proprie politiche industriali immaginando che tutti i territori abbiano la stessa forza economica, la stessa capacità di reagire e le stesse opportunità.
Per un territorio fragile come il Molise, in ritardo di sviluppo, la crisi o il ridimensionamento di uno stabilimento come quello di Termoli non produce gli stessi effetti che avrebbe in realtà forti come la Baviera o la Catalogna o anche la Lombardia.
Lì esistono reti industriali più ampie e sistemi economici capaci di assorbire gli shock.
Da noi no.
Da noi uno stabilimento come Stellantis rappresenta un ecosistema economico e sociale importantissimo.
Quando si parla di riconversione industriale spesso lo si fa in maniera astratta, quasi fosse sufficiente cambiare tecnologia per creare automaticamente nuove opportunità.
Ma chi lavora ogni giorno nei territori sa che non è così semplice.
Come si riconverte uno stabilimento che da trent’anni lavora sulla produzione automobilistica? Con quali tempi? Con quali risorse? Con quali mercati?
Se viene meno lo stabilimento di Termoli, il rischio reale è quello della desertificazione industriale e sociale, perché non esistono alternative economiche sufficienti a sostenere nel breve periodo centinaia di lavoratori e famiglie.
Ed è esattamente questo che la Commissione europea deve considerare anche quando costruisce le politiche di accompagnamento alla transizione.
Negli anni scorsi le produzioni sono state progressivamente spostate fuori dall’Italia. Scelte industriali che hanno indebolito territori produttivi storici, filiere locali e competenze costruite in decenni di lavoro.
Oggi però registriamo un cambio di impostazione importante. Stellantis sta tornando a guardare all’Italia come a un Paese strategico su cui investire, rafforzare produzioni e rilanciare una presenza industriale che negli ultimi anni si era fortemente ridimensionata.
Su questo, come Regione Molise, lavoreremo con il Governo italiano e con l’azienda per ottenere il massimo possibile in termini di investimenti, produzione e tutela occupazionale per Termoli.
Ma oggi, in questa sede, il nostro compito è anche un altro: chiedere all’Europa strumenti nuovi, misure strategiche, aiuti sull’energia.
Servono politiche di accompagnamento differenziate. Servono politiche calibrate sulla fragilità industriale dei territori.
L’Alleanza delle Regioni Automobilistiche deve avere il coraggio di affermare un principio semplice: e cioè che la neutralità climatica non può significare neutralità sociale.
È necessario trovare la strada per tenere insieme innovazione, sostenibilità e coesione territoriale.
Se invece lascerà indietro le aree più fragili, rischierà di indebolire sé stessa.
Il Molise non chiede privilegi. Chiede di non essere lasciato solo.
E chiede che la transizione ecologica non avvenga al prezzo della scomparsa delle sue comunità industriali e sociali.”



