Subiscono una nuova accelerazione le indagini per fare luce sulla morta di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essersi sentite male nella loro casa di Pietracatella. In queste ore in questura a Campobasso è un via vai di parenti e conoscenti delle due vittime che vengono sentiti dalla Squadra Mobile guidata da Marco Graziano. Sono almeno una decina le persone già interrogate in questa nuova fase investigativa che si è aperta dopo la scoperta di ricina nel sangue delle due donne.
A breve inoltre sarà effettuato un nuovo sopralluogo nella casa dove vivevano le due vittime, immobile che resta sotto sequestro. Si tratta di attività nuove che avvengono alla luce della svolta nell’inchiesta, arrivata nei giorni scorsi, con l’ipotesi di reato di omicidio premeditato mediante avvelenamento. Proprio sull’avvelenamento con la ricina, si attendono intanto risposte importanti, ma gli esperti hanno chiesto più tempo per concludere il loro lavoro: il medico legale Pia Benedetta De Luca, che ha effettuato le due autopsie, ha chiesto la proroga di un mese di proroga per concludere il suo lavoro. Al momento dunque la consegna della relazione De Luca slitta a fine aprile. Il termine concesso di 90 giorni era scaduto l’altro ieri. Stando a quanto si apprende, lo slittamento è dovuto al fatto che non sono ancora arrivati i risultati delle analisi effettuate da diversi laboratori su tutti i campioni di sangue prelevati. C’è infine la questione della presenza o meno di tracce di ricina anche nel sangue di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, che non ha mai avuto gravi sintomi dopo i pasti consumati nelle ore precedenti il Natale, ma che era stato comunque ricoverato per diversi giorni allo Spallanzani di Roma. Anche in questo caso gli investigatori hanno chiesto nuovi esami e sono in attesa dei risultati.




