“Tutto sulle spalle dei medici di famiglia, non più medici ma burocrati, ora è il turno della green card per il Covid19”. Questa la denuncia di Ernesto La Vecchia, segretario regionale di Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu (affiliata Cisl Medici) che attacca: “Basta con le imposizioni dall’alto, il ministro Speranza e il governo hanno preso la pessima abitudine di imporre nuovi compiti impropri ai medici di medicina generale tramite decreto, i famigerati dpcm. Ora è il turno della cosiddetta ‘Green card’, solo una settimana fa, come Fismu (insieme a Cisl Medici), avevamo dato la nostra disponibilità affinché fossimo centrali nel governo e nelle decisioni della campagna vaccinale ma con una condizione di buonsenso e di efficienza: avere a disposizione personale amministrativo e infermieristico e strutture adeguate. Quindi, avevamo chiesto di sedersi attorno a un tavolo con le regioni, con l’ente che si occupa della trattative nazionali, cioè la Sisac e fare un nuovo accordo che regoli queste questioni, ma anche la messa a regime della condivisione nazionale dei dati dei pazienti con il Fascicolo Sanitario elettronico (ora è uno spezzatino senza capo né coda, tra regioni) e la definizione e rilascio della nuova Green Card, appunto”. “Invece, no, il silenzio – conclude La Vecchia – e poi arriva questo decreto, senza alcun dialogo, nessun confronto: un gesto autoritario e senza senso che aumenta la rabbia e il disagio della categoria. Un’ulteriore tegola sul già duro lavoro dei medici di famiglia, marginalizzati e trattati come burocrati. Tempo sottratto alla vera missione dei camici bianchi: curare e prendersi cura delle persone, non fare le stampate di un certificato, anzi di 1000 certificati, attività che può fare tranquillamente un impiegata di un’- Asl. Su questa vicenda invitiamo tutti i sindacati a dare una risposta unitaria, e alla Fnocmeo di supportarla. Chiediamo al ministro Speranza e al Presidente della Regione Molise Toma che si apra subito il tavolo di trattative con la Sisac: serve un accordo nazionale complessivo, non decreto e imposizioni”.

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