Stefano Buono, dirigente regionale del Pd, interviene in merito al decreto che autorizza la Regione a pagare un acconto sulle prestazioni dei privati accreditati: “Il tema della riorganizzazione sanitaria in Molise ha sempre occupato, per ovvi motivi, uno spazio importante del dibattito politico. Un tema che da parte mia e di molti altri non è mai stato affrontato mediante una semplicistica e a volte strumentale dicotomia tra pubblico e privato. Ritengo anzi, come ho sempre pensato e detto, che abbiamo due strutture d’eccellenza private-accreditate, Neuromed e Gemelli, che possano e debbano coesistere ed integrare la rete ospedaliera molisana pubblica che va, però, assolutamente ripotenziata.

È del tutto evidente, però, l’illegittimità del Decreto del Commissario ad Acta alla sanità n. 26 dell’8 aprile 2020 che regolamenta i rapporti con i privati accreditati per le prestazioni durante l’emergenza Covid – 19. Credo si tratti sicuramente di un errore a cui si porrà rimedio.Tuttavia la gravità dell’errore impone alle forze politiche di segnalarlo e di diffidare il Commissario a porre rimedio e a rettificare immediatamente l’atto per le motivazioni che dirò e che sono state fatte proprie dalla direzione regionale del PD.

Tale provvedimento stabilisce, configurando uno schema di convenzione tra Committente e privato Erogatore, che in virtù dello stato di necessità ed urgenza ed in ragione della disponibilità manifestata dagli erogatori privati ai fini del coinvolgimento alla gestione dei pazienti Covid ovvero pazienti no – Covid, verrà corrisposto, a far data dal 9 marzo 2020, alla struttura accreditata un acconto pari al 95% del budget erogato nel primo bimestre 2020 inerente l’assistenza ospedaliera. E ciò in espressa deroga di puntuale rendicontazione delle effettive prestazioni erogate, riconoscendo la remunerazione sulla base della documentazione presentata dalla Struttura privata ospedaliera con la seguente indicazione: ”emergenza Covid-19”. Sostanzialmente, quindi, sembrerebbe, in modo forfettario e svincolato dalla quantità e dalla qualità delle prestazioni effettivamente erogate.

In realtà il D.L. 23 dell’8 aprile 2020, che rappresenta la cornice giuridica entro la quale le Regioni devono muoversi per regolare i rapporti con i privati accreditati per l’emergenza covid-19, all’art. 32, superando le diposizioni del precedente D.L. 18, stabilisce “la remunerazione di una specifica funzione assistenziale per i maggiori costi correlati all’allestimento dei reparti e alla gestione dell’emergenza Covid 19”. E stabilisce che “nella vigenza dell’Accordo rinegoziato, gli enti del servizio sanitario nazionale corrispondono agli erogatori privati, a titolo di acconto e salvo conguaglio a seguito di apposita rendicontazione delle attività da parte degli erogatori privati, un corrispettivo, su base mensile, per le prestazioni rese nel limite del 70 % dei dodicesimi corrisposti o comunque dovuti per l’anno 2020”.

Appare del tutto evidente la difformità del DCA della struttura commissariale rispetto a quanto prescritto nell’ultimo Decreto Legge. Difformità, nel merito, palese per due fondamentali questioni:la soglia massima consentita per il pagamento alle strutture del privato accreditato è pari al 70 % e non al 95 %; la remunerazione avviene a titolo di acconto e salvo conguaglio a seguito di rendicontazione e non in modo forfettario.

La questione è talmente palese che nel DCA del Commissario molisano non è richiamato nelle premesse l’ultimo D.L dell’8 aprile.

Esemplare a tal proposito il provvedimento della Regione Campania che in un primo momento aveva deliberato rimborsi nei limiti del 95 % del budget ma successivamente, in recepimento del D.L. 23/2020, ha abbattuto la quota al 70% precisando, diversamente da prima, l’obbligo di rendicontazione delle prestazioni.

Arriverà, quindi,  la diffida formale al Commissario che, ne sono convinto, rettificherà comunque quanto erroneamente prescritto nel discusso Decreto”.

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