“Ci sono questioni che incidono in profondità sulla qualità della vita di una comunità e sul suo stesso futuro. Il raddoppio ferroviario della tratta Termoli-Lesina è certamente una di queste. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura strategica nazionale, ma di un’opera che avrà effetti diretti e permanenti sull’assetto urbano, sulla vivibilità e sulle prospettive di sviluppo della nostra amata Termoli. Nel corso dei 13 anni dalla costituzione del Comitato, ci siamo occupati più volte, oltre che delle problematiche della sanità, anche di altri temi di rilevante interesse pubblico. Tra questi, il settore idrico regionale; dalla diga del Liscione all’impianto di potabilizzazione, dall’Acquedotto Molisano Centrale alla rete fognaria e agli impianti di depurazione di Termoli e, appunto, il raddoppio della linea ferroviaria adriatica nel tratto Termoli-Lesina, insieme alle criticità che ancora oggi caratterizzano la stazione ferroviaria cittadina. Ed è anche questo, unitamente alle ataviche criticità del servizio sanitario regionale, un altro dei punti che più colpisce e giustamente merita la dovuta attenzione da parte di tutti. In una fase in cui si parla continuamente di modernizzazione, accessibilità e rigenerazione urbana, la stazione ferroviaria di Termoli resta l’unica, lungo l’intera tratta adriatica, a non essere dotata di ascensori o scale mobili per consentire l’accesso ai binari dal 2 al 6. Una carenza grave, che ogni giorno pesa su passeggeri anziani, persone con disabilità motoria, genitori con passeggini e viaggiatori con bagagli. Una situazione ancora più incomprensibile se si considera che Termoli è la seconda città del Molise, con oltre 32.000 abitanti, e che durante la stagione estiva, grazie alla presenza di turisti e ospiti, vede di fatto raddoppiare la propria popolazione, e che in questo caso la sua stazione rappresenta l’intero Molise. A questo quadro si aggiunge la recente notizia dell’attivazione parziale di un collegamento ad Alta Velocità tra Bari e Napoli. Una notizia che, al di là dell’apparente positività, induce a una riflessione più ampia sul modo in cui si sta completando il sistema ferroviario nel Mezzogiorno. È infatti ormai evidente che il completamento della linea AV lungo l’asse meridionale della penisola stia procedendo secondo una logica già delineata da tempo: lungo il versante tirrenico fino a Napoli, per poi proseguire verso l’Adriatico con il collegamento Napoli-Benevento-Foggia-Bari-Lecce. Ben diversa, invece, è la funzione assegnata alla dorsale adriatica, prevista e realizzata come linea AC (Alta Capacità), destinata cioè prevalentemente al trasporto merci e con una velocità massima di 200 km/ora. Con il completamento del raddoppio ferroviario nel tratto Termoli-Campomarino-Ripalta-Lesina, attualmente in corso, questa linea entrerà in funzione entro il 2028. Ciò significa che lungo tale tratta transiteranno 10 treni ogni ora, in media uno ogni 6 minuti, per ciascuna direzione. E si apprende, inoltre, che il 95% dei convogli sarà costituito da treni merci. Convogli che, non effettuando fermata in stazione, attraverseranno il centro di Termoli alla velocità massima di 200 km/ora, con conseguenze che non è difficile immaginare: rumore, vibrazioni, maggiore esposizione ai rischi e un peggioramento complessivo della qualità della vita in ambito urbano, nonché un danno patrimoniale per i proprietari degli immobili prospicienti. Per queste ragioni il tema delle opere compensative non può più essere rinviato né trattato come una questione secondaria. Si tratta di interventi necessari, attesi da oltre venti anni, già individuati e recepiti nei protocolli di intesa sottoscritti nel tempo con i diversi soggetti istituzionali coinvolti, a partire da quello del 2005 fino ad arrivare all’ultimo del 2025. Eppure, proprio in relazione a quest’ultimo protocollo, si è ancora in attesa, da parte di RFI, del progetto di fattibilità. Un passaggio preliminare essenziale, senza il quale il MIT non può individuare le risorse necessarie né avviare le procedure autorizzative indispensabili alla realizzazione degli interventi. C’è poi un ulteriore elemento che merita di essere ricordato. Gli interventi oggi ricompresi nel progetto di fattibilità del cosiddetto “Nodo Termoli” erano già previsti nel terzo lotto Termoli-Campomarino, finanziato con 135 milioni di euro, nell’ambito di un investimento complessivo di 700 milioni di euro per l’intero tratto Termoli-Lesina. Negli ultimi anni, tuttavia, l’impostazione originaria è stata modificata. Dai tre lotti inizialmente previsti — Lesina-Ripalta, Ripalta-Campomarino, Campomarino-Termoli, si è passati a due soli lotti: lotto 1, Lesina-Ripalta; lotto 2, Ripalta-Campomarino-Termoli, con l’aggiunta del “Nodo Termoli” per le opere di compensazione e mitigazione. In altre parole, come nel gioco dell’oca, si è tornati al punto di partenza: occorre redigere il progetto di fattibilità, reperire il finanziamento necessario e solo successivamente proseguire nell’iter realizzativo. È del tutto evidente, allora, che i tempi per la realizzazione di tali opere andranno ben oltre il 2028, mentre nel frattempo i treni attraverseranno comunque la città di Termoli secondo quanto già programmato. È qui che si misura la capacità del territorio di difendere i propri diritti e di far valere le proprie ragioni. Non bastano dichiarazioni di circostanza, né generiche rassicurazioni. Occorrono atti concreti, tempi certi, finanziamenti adeguati e un impegno istituzionale reale. Termoli non può essere chiamata a sopportare il peso del potenziamento della linea ferroviaria senza ottenere, contestualmente, quelle opere di compensazione e mitigazione che sono indispensabili per tutelare la città, i suoi cittadini e il suo futuro.”



