Ognuno di quei macchinari pesa più di un quintale. Centodieci, centoventi chili di una lega particolare di bronzo e ottone che oltre a disegnare i diversi formati conferisce alla pasta un sapore particolare.
Sul mercato hanno un valore relativo, a meno che non debbano essere impiegati per la stessa ragione e questo vuol dire che il furto avvenuto a Trivento aveva un committente.
Ma il giorno dopo l’incursione a piana d’Ischia, i ladri sono tornati sul posto e hanno portato via ciò che era rimasto nel capannone utilizzato, fino a poco tempo fa, dal marchio Colavita per realizzare la pasta.
Fino alle cinque del pomeriggio, nello stabilimento c’è stato un via vai di persone. Soprattutto i carabinieri del posto che hanno effettuato i rilievi, poi gli addetti al capannone, per una sorta di inventario in base al quale stabilire con esattezza cosa i ladri avevano portato via. Una quarantina, fino a quel momento, di profilati e di cavi in rame.
Chiuso il capannone, c’è stato un buco di qualche ora, in attesa che sul posto arrivasse la vigilanza. Ed è in quello spazio di tempo che, nel buio di piana d’Ischia, i ladri sono tornati in azione e hanno fatto piazza pulita.
E’ evidente, a questo punto, che chi ha commesso il furto la scorsa notte è rimasto quantomeno nei paraggi. Ma ora i carabinieri lavorano anche sull’ipotesi di un basista e non escludono altre piste. Tra danni e materiale portato via, il colpo si aggira attorno al mezzo milione. Il capannone, di proprietà della curatela fallimentare della ditta che fino a poco tempo fa ha lavorato prodotti in farro, è ora solo una scatola vuota.




