Una vera e propria strage nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, su cui ora indaga la Procura.
Si tratta di un avvelenamento seriale di 18 lupi lupi, 4 volpi e una poiana della quale ancora non è chiaro il movente. I veleni sarebbero stati inseriti all’interno di bocconi di carne, poi sigillati in sacchetti di plastica. Proprio sugli involucri gli inquirenti cercano eventuali tracce utili a identificare i responsabili, insieme alle impronte lasciate lungo il sentiero.
Le carcasse sono state rinvenute al confine tra Abuzzo e Molise, precisamente ad Alfedena, Pescasseroli, Bisegna e Barrea.
Saranno le analisi effettuate sulle esche e sulle carcasse a rivelare il tipo di veleno utilizzato, ma dalle prime indiscrezioni trapelate, non si esclude un pesticida impiegato in agricoltura. Prosegue anche l’attività dei cani antiveleno del Parco per trovare ulteriori esche eventualmente lasciate sul territorio ed evitare che possano ingerirle altri esemplari. Intanto la Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo.
L’ipotesi più plausibile è che dietro la vicenda ci sia un gruppo organizzato di persone. Si tratta infatti di un’azione estesa e coordinata che difficilmente è attribuibile a un solo responsabile in grado di muoversi tra comuni che distano qualche chilometro l’uno dall’altro, ma al momento tutte le possibilità restano aperte.
“La tutela del lupo riguarda non solo il patrimonio del Parco, ma un interesse pubblico più ampio: la difesa della biodiversità” ha commentato il presidente del Parco, Giovanni Cannata, che ha ribadito la collaborazione con tutte le autorità: “difendere il lupo oggi – ha concluso – significa difendere la legalità e la cultura della conservazione”.
Sul caso è intervenuto anche il direttore del Parco Luciano Sammarone, che ha condannato, senza mezzi termini, la viltà del gesto.



