La sindrome di Tafazzi non abbandona il Partito Democratico. O sarebbe meglio dire che nel Pd, appena il clima sembra rasserenarsi, il tafazzismo torna ad essere una corrente con molti adepti.
L’assemblea regionale ha preso atto lunedì scorso di un documento nel quale Ovidio Bontempo, in cinque righe, metteva a disposizione del partito la sua carica di segretario: per favorire, aveva scritto l’ex segretario il 30 di settembre, un confronto democratico, il più proficuo e aperto possibile, anche in vista dell’imminente appuntamento delle elezioni politiche.
Un passo indietro al quale, nelle intenzioni e nelle aspettative di Bontempo, sarebbe seguito un dibattito e, forse, la fase pre congressuale. Ma quelle cinque righe sono state congelate da Roma, che ha suggerito di fermare le bocce a metà della partita, per evitare eventuali spaccature.
O comunque per non inasprire il confronto che, sotto traccia, non ha mai smesso di animare le anime interne del partito. L’assemblea dem, ricevuto il suggerimento al quale non si sarebbe potuto contravvenire, ha seguito le indicazioni del Nazzareno e affidato i poteri del segretario al presidente, Vittorino Facciolla.
L’impegno è quello di condurre il partito fino al prossimo congresso, la cui data però non sembra essere visibile all’orizzonte.
Difficile ipotizzare che il partito democratico vada ad uno scontro interno prima delle politiche, ma è anche poco probabile che i pezzi da novanta già posizionati sulla scacchiera possano essere spostati. Gli accordi, da quanto trapela, sembrano già essere fatti, almeno per quello che concerne le caselle più importanti da occupare. In regione e al di là del confine.



