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mercoledì, Settembre 23, 2026

Caro gasolio: anche la marineria di Termoli proclama lo stato di agitazione

Ambiente e territorioCaro gasolio: anche la marineria di Termoli proclama lo stato di agitazione

Anche l’intera marineria termolese entra ufficialmente nello stato di agitazione proclamato dal settore della pesca italiana contro il caro gasolio e l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese. Per Termoli il documento nazionale è stato sottoscritto dall’Associazione Armatori Pesca del Molise, dalla Federazione Pescatori Molisani e dall’O.P. San Basso: tre organizzazioni che, complessivamente, rappresentano tutta la marineria della città. L’adesione rende dunque piena e unitaria la partecipazione del comparto termolese alla mobilitazione avviata dalle marinerie italiane. Sono 43 le marinerie che hanno firmato il documento congiunto, successivamente trasmesso al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra. Al centro della protesta c’è soprattutto l’emergenza legata al prezzo del carburante, diventato ormai una voce di costo difficilmente sostenibile per le imprese di pesca. La mobilitazione culminerà giovedì 22 ottobre, quando i motopescherecci delle marinerie aderenti resteranno ormeggiati in banchina. È stata infatti proclamata una giornata pubblica di astensione dall’attività di pesca, con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni, della società civile e degli organi di informazione le difficoltà vissute quotidianamente dagli operatori del settore. L’iniziativa nasce dal confronto svoltosi ad Ancona l’11 settembre, durante il quale i rappresentanti delle diverse marinerie hanno esaminato la crisi economica e sociale che sta investendo la pesca italiana. Una situazione aggravata, secondo gli operatori, dalle conseguenze dei conflitti nell’Europa orientale e in Medio Oriente, che da circa tre anni incidono sui prezzi dell’energia, del carburante e delle altre forniture necessarie per l’attività in mare. Nel documento viene riconosciuto l’impegno mostrato dal Governo e, in particolare, dal Ministero dell’Agricoltura nei confronti delle imprese di pesca. Le misure adottate fino a questo momento, tuttavia, vengono considerate insufficienti davanti a costi che rendono sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle battute di pesca. In molti casi, denunciano gli armatori, uscire in mare rischia di non essere più conveniente. Le 43 marinerie hanno quindi formulato una serie di proposte da sottoporre al Governo. La prima riguarda la proroga fino al 31 dicembre 2026 del credito d’imposta sul carburante. Viene chiesta anche la modifica dei criteri del bando per il ristoro alle imprese di pesca, con il ripristino dei precedenti coefficienti e l’innalzamento del limite massimo del contributo ammissibile. Tra le richieste figura inoltre la possibilità di accedere alle misure anche in presenza di irregolarità relative al Durc o al Durf, prevedendo il ricorso alla compensazione. Un altro punto riguarda la convocazione urgente di un tavolo per una revisione profonda del sistema di registrazione e tracciamento attraverso il logbook. Gli operatori chiedono una semplificazione delle procedure, nel rispetto delle norme europee sulla tracciabilità del pescato, per ridurre il peso burocratico che grava sulle imprese. Le marinerie propongono poi la sospensione, fino alla fine dell’anno, dei pagamenti relativi a mutui, finanziamenti e leasing, insieme al rinvio dei versamenti fiscali e contributivi. Per lo stesso periodo viene richiesta la sospensione delle attività di riscossione, comprese cartelle di pagamento, procedure esecutive e avvisi di accertamento. Nel documento viene infine sollecitato il ripristino degli sgravi contributivi con la possibilità di recuperare gli arretrati a partire dal mese di marzo 2026. I rappresentanti delle marinerie chiedono ora un incontro urgente con il ministro Lollobrigida e con il sottosegretario La Pietra, alla presenza di una delegazione dei firmatari. In assenza di risposte concrete, la protesta entrerà nella sua fase più visibile il 22 ottobre. Termoli sarà parte integrante della mobilitazione nazionale: l’adesione delle tre organizzazioni locali certifica una posizione comune di armatori e pescatori e conferma lo stato di agitazione dell’intera marineria termolese.

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